RIAB INFO Anno X n°07

RIAB INFO Aperiodico del’IPY
Newsletter del 30 aprile 2012 Anno X° n° 07

estratti dalle ultime news di Riab Info

UN RICORSO PALESEMENTE SUICIDA
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RIAB INFO, prendiamo a piene mani dal mensile Riabilitazione Oggi di marzo/aprile i quattro pezzi che seguono.

Si tratta di commenti autorevoli alla nota sentenza del Tar Lazio, che abbiamo pubblicato nella nostra uscita del 25 febbraio, e che riguardano un ricorso “suicida” contro il decreto che potrebbe aprirci le porte della farmacie.

Buona lettura…

TAR LAZIO: IL FISIATRA FIGURA SOLO EVENTUALE DEL PERCORSO RIABILITATIVO

Di Gianni Melotti

Quando, ad ottobre 2010, dicevo che il mondo della fisiatria nostrana avrebbe mal digerito il decreto che ci aprirà una nuova possibilità occupazionale nelle farmacie, fui facile profeta. I soliti noti, infatti, si sono precipitati ad impugnare l’atto gravemente lesivo delle loro presunte prerogative e noi ora possiamo consolarci nel leggere la sentenza con la quale il Tar del Lazio ha respinto il loro ricorso. Non pensate di trovarne traccia sul sito della Simfer. Anche loro si sono chiusi in un dignitoso silenzio, come fece il Buddha interrogato sull’esistenza di Dio. Più “bastardi dentro” quelli di Riab Info che intitolano la loro uscita del 25 febbraio, edizione nella quale riportano per intero la sentenza, con un sospettoso “ Quei sani ceffoni”. Solo, però, uno sprovveduto lettore poteva essere indotto a pensare che fossero quelli “beccati” dalla Simfer in questa occasione. Per comprendere il perchè, di un titolo così deciso, basta leggersi tutto fino l’ultimo articolo e l’arcano si svela da sè, ma va bene anche così. Comunque sia, con questo pezzo non intendo commentare la sentenza del 20 febbraio n. 0174/2012, cosa questa che lascio ad altre e più preparate penne, ma vorrei dargli un occhio con un taglio “fisioterapico” nella speranza di scuotere una categoria pronta a sciropparsi di tutto ed incredula delle sue potenzialità. Intendiamoci, almeno per noi, il decreto contestato non diceva niente di nuovo. Sappiamo tutti, infatti, che su prescrizione di un medico, in questo caso il medico di medicina generale, ma va bene anche il pediatra di libera scelta a noi spetta, come da profilo che è legge:
a) la definizione del programma prestazionale per gli aspetti di propria competenza, volto alla prevenzione, all’individuazione ed al superamento del bisogno riabilitativo;
b) attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive e viscerali usando terapie manuali, massoterapiche ed occupazionali;
c) verifica delle rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.

Ma, tutto questo, per altro copiato di sana pianta dal nostro profilo professionale, deve essere suonato alquanto blasfemo alle orecchie di chi queste cose non le ha mai volute nemmeno sentire. Conosco una fisiatra che, per le quattro righe riportate sopra, ha fatto fuoco e fiamme e penso sia rimasta scottata. Comunque sia, per loro le farmacie si sarebbero trasformate in veri e propri poliambulatori nei quali però è assente la loro figura, ritenuta indispensabile in tutti quei luoghi nei quali il fisioterapista svolge la propria attività professionale, siano essi i locali della farmacia che, udite udite, la residenza di chi opta per una terapia domiciliare. Anche in questa occasione non hanno mancato di suonare la grancassa dell’ “importanza che anche sul piano internazionale si riconosce alla (loro idea di ndr)“riabilitazione” come strumento indispensabile per combattere la disabilità; al carattere interdisciplinare e multiprofessionale dell’area riabilitativa, che spinge la comunità scientifica a suggerire la creazione di un team al quale affidare il compito di predisporre progetti riabilitativi individuali, assegnandone la responsabilità ad un medico specialista in riabilitazione; al richiamo al ruolo centrale che si assegna conseguentemente al sanitario specializzato nella diagnosi e nella terapia del disabile”. Insomma il solito filosofeggiare che, come un disco rotto, ci viene ripetuto da anni. Una solfa buona forse per l’assoluta imperizia di un qualche politicante in un qualche assessorato regionale, ma non sufficiente a cambiare le carte in tavola delle norme scritte dal Parlamento ed emanate con valore di legge. Infatti, sul punto, il commento del Giudice è assolutamente netto e non lascia spazio alla fantasia o alle libere interpretazioni quando sostiene che, i fisiatri, “ Contestano all’impugnato decreto la violazione di asseriti diritti dello specialista, ma non indicano le norme che detto diritto avrebbero consacrato, per la semplice ragione che non esistono. Non esiste infatti una norma che imponga al fisioterapista, allorchè eroga prestazioni rientranti nella propria competenza, di agire alla presenza o quanto meno sotto il controllo dello specialista”. I Giudici poi, nel rimettere al medico generico la decisione sulla eventuale necessità dell’intervento dello specialista, prefigurano un sistema in cui il fisiatra stesso è figura solo eventuale di un percorso riabilitativo. Insomma, una gran bella sberla, ma che proprio non aggiunge nulla a quanto si sapeva almeno dal 1994, data nella quale è stato emanato il nostro profilo professionale. O almeno da quando il giurista Luca Benci, tirandosi addosso le loro ire funeste, ci ha spiegato che “nel nostro ordinamento giuridico non si riconosce alcuna centralità del fisiatra nel processo riabilitativo, neanche all’interno dello stesso mondo medico. Questo perché, nel nostro ordinamento, sono estremamente rari i casi di riconoscimento esplicito di atto medico specialistico. Si rinvengono in alcuni settori molto particolari, quali la radiologia, l’anestesia ( anche se non tutta), la medicina del lavoro. La Riabilitazione non è un’area medico-specialistica da un punto di vista giuridico e di conseguenza l’attività prescrittiva può essere posta in essere da qualunque medico. Inoltre, ogni professionista risponde dei propri errori causativi di danno. In conclusione, il quadro normativo dell’attività del fisioterapista è un quadro di forte autonomia, come lo è anche quello delle altre professioni sanitarie non mediche della riabilitazione, che dovrebbero subire la “centralità” del fisiatra nella sua “Squadra” ?. Tale quadro non lo pone alle dipendenze di alcuno, né alla verifica o al controllo di altri professionisti. E’ un quadro che sposa l’attività tra pari e disegna una organizzazione del lavoro di équipe con i pariordinati a confrontarsi tra di loro”.

Ma non è finita qui perchè, per il Giudice, la “ratio” del decreto sulle farmacie “non può essere messa in discussione solo per assicurare nuove occasioni di lavoro allo specialista della riabilitazione”. Una riforma che “ è stata voluta non solo per facilitare il ricorso alle prestazioni sanitarie da parte dell’ utente ma anche, e in larga misura, come strumento che dovrebbe consentire una notevole riduzione della spesa sanitaria in ragione dei minori costi del servizio farmaceutico rispetto a quello degli ambulatori e dei gabinetti di analisi”.

I fisiatri hanno provato a far valere le loro ragioni citando anche la contestata sentenza del Tar Piemonte, che addirittura li infila nei nostri studi libero professionale, ma le sorprese non sono mancate e non è detto che quanto asserisce ora il Tar del Lazio non suoni come una campana a morto anche sulla decisione presa a Torino. Infatti, in sentenza, si sostiene che i fisiatri nel loro intervento hanno sollevato problematiche del tutto ininfluenti frutto di una non corretta interpretazione di fatti e documenti perchè ”nessun rapporto alla loro pretesa offre infatti la richiamata sentenza del Tar Piemonte atteso che la stessa, quando sottolinea la necessità di un coordinamento fra il fisioterapista e il “medico di riferimento”, identifica quest’ultimo nel medico che ha effettuato “la diagnosi del paziente” e che ha dettato “le prescrizioni idonee alla cura”, e quindi anche il medico di base che non ha ritenuto di affidare il paziente, che a lui si era rivolto, ad uno specialista, ma ha provveduto personalmente sia formulare la diagnosi che a definire la terapia”.

Insomma, diamoci una mossa, svegliamoci perchè “ le considerazioni fin qui svolte sono sufficienti anche a smentire l’asserita incoerenza e illogicità (da loro sostenute ndr) di un sistema che da una parte prevede che sia il medico generico a prescrivere la prestazione e dall’altro prevede che sia il fisioterapista a definire il programma prestazionale”. “Si è già detto e dimostrato che l’intervento del fisioterapista è consentito entro i limiti inderogabili stabiliti per la sua competenza”.

D’altronde, se i diritti che vantano come fisiatri non esistono, non possono, ora, prendersela con il decreto per aver perso l’occasione di sistemare la cosa inserendoli. Il Giudice, infatti, non gliele manda a dire quando dice che: “L’errore sarebbe ancora più evidente ove la contestazione mossa all’impugnato decreto dovesse essere intesa nel senso che si imputa a questo di non aver approfittato dell’occasione per codificare detto diritto, sulla base delle indicazioni provenienti dalla comunità scientifica, non essendo possibile ad un atto amministrativo sostituirsi in un compito che l’ordinamento vigente riserva alla legge”.

Insomma con i bislacchi ed autoreferenziali teoremi di casa Simfer non solo il fisioterapista, ma anche il medico di medicina generale, avrebbero finito per lavorare sotto la tutela del fisiatra. Tesi questa che, come altre provenienti sempre dalla stessa matrice, non stanno in piedi e finiranno per gettare una luce chiarificatrice anche sul contestato Piano per la riabilitazione, che pare piaccia solo a loro. Come commentare, infatti, diversamente quanto segue? “Alla base del decreto impugnato è una scelta precisa del normatore, che non può essere messa in discussione solo per assicurare nuove occasioni di lavoro allo specialista della riabilitazione. Se fosse condivisibile la tesi dei ricorrenti, e cioè che ogni attività riabilitativa deve essere riservata allo specialista, qualunque sia il grado di disabilità sofferto dal paziente, tale esigenza si porrebbe per ogni patologia per la quale è previsto uno specialista. Il medico generico sarebbe costretto ad operare affiancato da una pluralità di specialisti, quante sono le patologie quotidianamente portate al suo esame, e ad essi dovrebbe comunque affidare la soluzione di problematiche che è invece in grado di risolvere autonomamente, con indefinibile aumento dei costi a carico dell’erario e, quindi, con un risultato finale contrario a quello che con l’impugnato D.M. si è inteso raggiungere”. UN CONSIGLIO RAGAZZI: SVEGLIAMOCI. PAROLA DI GIUDICE!

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CENTRALITA’ DEL MEDICO FISIATRA: “…RUOLO AGGIUNTIVO, COSTRUITO TALVOLTA ARTIFICIOSAMENTE IN MODO SURRETTIZIO…”

Luca Benci Giurista

Premessa: La legge e il decreto attuativo

Negli ultimi decenni la società ha assistito a un radicale cambiamento del ruolo delle farmacie e dei farmacisti: da luoghi sanitari e di produzione e confezionamento di prodotti galenici e luoghi prevalentemente commerciali.

La trasformazione in spazi vendita avente finalità commerciali come modello tipico delle farmacie viene messo in crisi dal moltiplicarsi di punti vendita in seguito a processi di liberalizzazione che hanno portato i supermercati a vendere farmaci da banco e alla nascita delle parafarmacie.

Si pone quindi la necessità di rivedere e riqualificare le farmacie con l’attribuzione di “nuovi servizi”. In questa direzione si muove il D.Lgs. 3 ottobre 2009, n. 153 denominato “Individuazione di nuovi servizi erogati dalle farmacie nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, nonché disposizioni in materia di indennità di residenza per i titolari di farmacie rurali, a norma dell’articolo 11 della legge 18 giugno 2009, n. 69”.

I nuovi servizi che possono essere assicurati dalle farmacie nell’ambito del Servizio sanitario nazionale riguardano “la diretta partecipazione della farmacia al servizio di assistenza domiciliare integrata (A.D.I.)” che avviene attraverso (art. 1, comma 2, lettera a) punti 1), 2) e 3):

1) la dispensazione e la consegna domiciliare di farmaci e dispositivi medici necessari;

2) la preparazione, nonché la dispensazione al domicilio delle miscele per la nutrizione artificiale e dei medicinali antidolorifici, nel rispetto delle relative norme di buona preparazione e di buona pratica di distribuzione dei medicinali e nel rispetto delle prescrizioni e delle limitazioni stabilite dalla vigente normativa;

3) la dispensazione per conto delle strutture sanitarie dei farmaci a distribuzione diretta.

Questi primi tre punti sembrano del tutto coerenti con le finalità proprie di un servizio farmaceutico contribuendo – in particolare sul punto sub 3) – a risolvere problemi organizzativi che hanno creato e creano agli utenti le difficoltà di organizzazione del servizio.

Il punto 4) – sempre in relazione alla partecipazione delle farmacie al servizio di assistenza domiciliare integrata pone problematiche maggiori e specifica che all’interno delle farmacie vi possa essere: la messa a disposizione di operatori socio-sanitari, di infermieri e di fisioterapisti, per la effettuazione, a domicilio, di specifiche prestazioni professionali richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, fermo restando che le prestazioni infermieristiche o fisioterapiche che possono essere svolte presso la farmacia, sono limitate a quelle di cui alla lettera d) e alle ulteriori prestazioni, necessarie allo svolgimento dei nuovi compiti delle farmacie, individuate con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Non vi sono dubbi che questa sia una novità rilevante anche se di non semplice attuazione e di non semplice raccordo rispetto alla assistenza domiciliare integrata erogata direttamente dal Servizio sanitario nazionale attraverso le sue strutture direttamente o indirettamente a seconda dell’organizzazione regionale. Tra l’altro, nella gran parte delle regioni, il territorio è suddiviso in distretti socio sanitari che hanno precisi riferimenti territoriali di competenza. Nel D. Lgs 153/2009 si introduce invece un difficilissimo riparto territoriale di pazienti “residenti o domiciliati nel territorio della sede di pertinenza di ciascuna farmacia”. Quindi all’interno di un distretto socio sanitario si dovrebbe suddividere il territorio per il numero di farmacie presenti e determinarne l’ambito territoriale. Non sembra una disposizione praticabile in molti contesti.

Le prestazioni che possono essere svolte presso la farmacia però “sono limitate a quelle della lettera d)” che andiamo a riportare per esteso:

la erogazione di servizi di secondo livello rivolti ai singoli assistiti, in coerenza con le linee guida ed i percorsi diagnostico-terapeutici previsti per le specifiche patologie, su prescrizione dei medici di medicina generale e dei di libera scelta, anche avvalendosi di personale infermieristico, prevedendo anche l’inserimento delle farmacie tra i punti forniti di defibrillatori semiautomatici.

La norma è decisamente criptica e oscura. Si introduce una distinzione – in realtà non conosciuta – tra servizi di primo e servizi di secondo livello decisamente di difficile comprensione.

La legge distingue, in realtà, tra le prestazioni erogabili in farmacia e le prestazioni erogabili a domicilio. Le prime sono curiosamente, a una prima lettura, maggiormente “limitate” rispetto a quelle erogabili a domicilio. Questa interpretazione meramente letterale contrasta con l’impostazione classica che viene data alle prestazioni erogabili nelle strutture che sono, in genere, più ampie in quanto è proprio la sicurezza della struttura a permettere tali prestazioni rispetto al non luogo sanitario caratterizzato dal domicilio dell’utente. In realtà l’interpretazione che è passata – quanto meno in questa fase – è quella relativa alla erogazione a domicilio di prestazioni “mutuabili” dal Servizio sanitario nazionale mentre presso la farmacia diventano a carico dell’utente se non convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.

Il previsto decreto attuativo è stato regolarmente emanato – D.M. 16 dicembre 2010 “Erogazione da parte delle farmacie di specifiche prestazioni professionali” – e per quanto di competenza del fisioterapista segnaliamo alcuni punti di rilievo:

all’art. 1 di tale decreto si specifica che il fisioterapista agisce nel “rispetto dei propri profili professionali, con il coordinamento organizzativo e gestionale del farmacista titolare o direttore”. Questa norma può creare problemi all’autonomia del farmacista nella parte in cui tale autonomia è stata riconosciuta dalle leggi di riforma dell’esercizio professionale a meno che il coordinamento organizzativo e gestionale venga interpretato in modo restrittivo come mero coordinamento operativo.

Data l’importanza, invece, riportiamo per esteso l’art. 4 del decreto denominato “prestazioni erogabili dai fisioterapisti”

Art. 4 Prestazioni erogabili dai fisioterapisti

1. Su prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, alle condizioni di cui all’art. 2, il fisioterapista può erogare all’interno della farmacia ed a domicilio del paziente, e nei limiti di cui al decreto del Ministro della sanità n. 741 del 1994, le seguenti prestazioni professionali:

a) definizione del programma prestazionale per gli aspetti di propria competenza, volto alla prevenzione, all’individuazione ed al superamento del bisogno riabilitativo;

b) attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psico motorie e cognitive e viscerali utilizzando terapie manuali, massoterapiche ed occupazionali;

c) verifica delle rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.

2. La farmacia, nell’erogazione delle prestazioni di cui al comma 1, deve rispettare tutti gli specifici requisiti relativi ai settori professionali, sanitari e tecnico-strutturali previsti per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1 dalla normativa statale, regionale e comunale vigente, nell’ambito dei precedenti settori.

Volendo effettuare una comparazione con il profilo professionale possiamo operare alcun sottolineature:

a) si specifica che i prescrittori sono “medici di medicina generale” e “pediatri di libera scelta” mentre nel profilo viene indicato solo “medico”. In entrambi non viene mai nominato il fisiatra;

b) si specifica che al fisioterapista compete la definizione del “programma prestazionale” mentre, come è noto, il profilo parla di “programma di riabilitazione”.

Il resto è sostanzialmente sovrapponibile al profilo professionale.

La sentenza del TAR del Lazio

La Simfer si è rivolta al Tar del Lazio deducendo l’illegittimità del decreto attuativo sotto molteplici profili. Ne evidenziamo due:

a) l’immissione di fisioterapisti in farmacia determinerebbe la trasformazione della farmacia in ambulatorio o in un poliambulatorio senza le necessarie autorizzazioni e senza i necessari controlli;

b) in tali luoghi deve essere prevista necessariamente la figura del medico specialista o quanto meno il “costante controllo” in tutti i luoghi dove il fisioterapista svolge la propria attività professionale sia in farmacia che a domicilio.

Non del tutto esattamente il Tar specifica che le prestazioni del fisioterapista in farmacia possono avvenire nel concorso di tre condizioni: che si tratti di prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, che siano prescritte dal medico di medicina generale e che tali prestazioni rientrino nelle competenze del profilo professionale del fisioterapista. Il primo punto è parzialmente vero in quanto è la stessa legge ad aprire a prestazioni a pagamento nel momento in cui precisa “eventuali prestazioni e funzioni assistenziali al di fuori dei limiti di spesa indicati dagli accordi regionali sono a carico del cittadino che le ha richieste”.

Nel merito secondo l’associazione dei fisiatri ricorrente chiede l’annullamento della parte del decreto che non prevede la presenza costante del medico specialista durante le prestazioni erogate dai fisioterapisti. Correttamente il Tar del Lazio ricorda che l’annullamento di un atto amministrativo può avvenire solo in presenza di norme giuridiche di carattere superiore e che devono essere indicate nel ricorso (e che non sono state allegate). Non sono state allegate semplicemente “per la semplice ragione che non esistono”. Prosegue la motivazione della sentenza del giudice amministrativo che: non esiste infatti una norma che imponga al fisioterapista, allorché eroga prestazioni rientranti nella propria competenza, di agire alla presenza o quanto meno sotto il controllo dello specialista”

Rettamente affermano i giudici amministrativi che non sussiste l’obbligo nell’ordinamento giuridico italiano di norme invocate così anacronistiche da essere tali anche nel periodo pre-riforma legge 23 febbraio 1999, n. 42 “Disposizione in materia di professioni sanitarie”. Un simile obbligo era inesistente anche qualche decennio orsono. Evitiamo di citare anche altre norme che hanno conferito autonomia a tutto il settore delle professioni sanitarie perché, a questo punto, decisamente sovrabbondanti. Quale siano i motivi che hanno spinto la Simfer a un ricorso al giudice amministrativo così palesemente suicida non è dato capire. Possiamo capire (pur non condividendola) la richiesta – tutta di politica professionale – tendente ad affermare una centralità medico-specialistica nel settore della riabilitazione che nei servizi, di fatto, diventa sempre meno centrale, ma la presenza diretta della specialista alle attività di riabilitazione dimostra una miopia politico-istituzionale fuori dal normale.

Il giudice amministrativo si è trovato costretto, in modo assolutamente didascalico, a spiegare ai ricorrenti il ruolo del medico di medicina generale all’interno del sistema prescrittivo del Servizio sanitario nazionale. Spetta a lui l’attivazione dello specialista quando ritiene che dello specialista ci sia bisogno all’interno di un qualsivoglia tipo di percorso diagnostico-terapeutico. Altrimenti provvede direttamente attivando le relative professionalità

Nel percorso previsto dalla “farmacia dei servizi” ci ricorda il Tar del Lazio, il medico specialista (fisiatra) “è del tutto estraneo alla vicenda” come del resto può esserlo in molti percorsi in cui non è richiesta la sua professionalità. Piuttosto possono essere in discussione molte prassi presenti in alcune organizzazioni che hanno costruito il ruolo del fisiatra come centrale all’interno dei percorsi indipendentemente dalla necessità del suo apporto professionale. Un ruolo aggiuntivo, costruito talvolta artificiosamente in modo surrettizio, teso a creare un modello di organizzazione che ha l’obiettivo di creare un ruolo al fisiatra che non a rispondere ai bisogni del cittadino-utente.

L’associazione dei fisiatri sembra richiedere la riproposizione di questo modello ai giudici amministrativi che però respingono il modello spesso instaurato, in via di prassi o amministrativa in molte strutture. Il medico specialista, sottolinea il Tar del Lazio, non ha “alcun titolo a imporre la sua presenza” laddove altri professionisti – in questo caso i medici di medicina generale – possono fronteggiare da soli. Duplicare le figure mediche, in questo caso, come del resto, in altri casi, comporta solo un dispendio per l’erario che non può essere giustificato soltanto “per assicurare nuove occasioni di lavoro allo specialista in riabilitazione”. La ragioni addotte dai fisiatri, chiosa il giudice amministrativo, “trascura i dati fondamentali del sistema e solleva problematiche del tutto ininfluenti rispetto all’obiettivo perseguito”. Affermazione del tutto condivisibile che dovrebbe assurgere a principio generale di funzionamento del sistema che spesso, invece, viene violato.

Altro principio fissato dalla sentenza in esame è relativo alla supposta sovrapponibilità delle funzioni del fisioterapista rispetto a quelle del fisiatra che il Tar correttamente evidenzia come diverse arrivando ad affermare, anche duramente, che “sulla base di un calcolo di convenienza economica, lo specialista svolga nel suo studio o nell’ambulatorio, medico nel quale presa servizio anche le minori prestazioni e che la normativa vigente assegna ai fisioterapisti e che non richiedono il bagaglio di conoscenze ed esperienze professionali del fisiatra, è questione ininfluente in sede di verifica della legittimità della norma in esame”. Ammonisce quindi il giudice amministrativo che se il fisiatra, di fatto, vuol invadere il campo del fisioterapista, non può invocare misure a sua protezione per meri “calcoli di convenienza economica”.

Ancora più risibile, infine, è la richiesta di trasformare la farmacia in un ambulatorio con tanto di direzione sanitaria da affidarsi a un fisiatra. Questo argomento, definito nella sentenza “di ancor minore consistenza” è “privo di qualsiasi dimostrazione di fatto e di diritto” in quanto, nota il Tar, se l’elemento rilevante per l’assegnazione di direttore sanitario dell’ambulatorio è la specializzazione, bisognerebbe provvedere alla nomina di tanti direttori sanitari quante sono le materie specialistiche in esso trattate”. Argomento, dunque, pretestuoso anche questo.

E’ una sentenza importante perché costruisce correttamente in primo luogo il rapporto tra medico generico e medico specialista e in secondo luogo il rapporto tra prescrizione medica e intervento del fisioterapista.

Nella prima parte la sentenza è ineccepibile e chiarissima soprattutto dove conclude che il legislatore non può imporre all’utente e all’organizzazione il ricorso allo specialista laddove il medico di medicina generale sia in grado di risolvere i problemi di salute del paziente (in questo caso attivando il fisioterapista).

Nella seconda parte la sentenza è decisamente meno approfondita ma il rapporto tra prescrizione medica e fisioterapista non era l’oggetto principale del ricorso.

La bella sentenza del Tar riguarda una legge e un decreto sulla farmacia dei servizi che, in verità non brillano né per chiarezza, né per logicità, né per completezza.

Tra i nodi irrisolti e non più rinviabili ne sottolineiamo uno: l’accesso diretto al fisioterapista da parte dell’utente con costi a carico del Servizio sanitario nazionale.

Luca Benci

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RIABILITAZIONE E CENTRALITA’ DEL MEDICO FISIATRA: FINE DI UNA PRESUNZIONE

Intervista ad Antonio Bortone

Presidente nazionale AIFI

1) La sentenza del TAR Lazio conferma in toto la validità Decreto Legislativo 153/2009 ed in particolare il servizio che i Fisioterapisti potranno svolgere nelle farmacie. In pratica il Fisioterapista, in farmacia, con riferimento alle prescrizioni di un medico può elaborare il
programma riabilitativo, praticare autonomamente attività terapeutiche, proporre l’utilizzo di protesi, addestrarne all’uso il paziente e verificare l’efficacia dei trattamenti effettuati.

Non ti pare che tutte queste competenze siano note almeno dal 1994?
Perché fanno così fatica ad affermarsi anche nella categoria?

Molto spesso si sente parlare di scarsa consapevolezza del valore professionale del Ft che i Cittadini avrebbero. Apparteniamo ad una cultura “medicocentrica” che mantiene ancora alcune resistenze al cambiamento. Tuttavia, la realtà evidenzia che questo dato è decisamente molto inferiore a quanto immaginiamo e che il fenomeno più preoccupante è la scarsa consapevolezza dell’evoluzione giuridica specifica da parte proprio della stessa popolazione professionale. È un fenomeno in quanto, spesso si sottovaluta l’incidenza legale del carico di responsabilità che l’autonomia professionale ha prodotto. È paragonabile a guidare un’auto senza conoscere gli aggiornamenti del codice della strada. Fino alla prima multa! Fortunatamente, questo fenomeno riguarda marginalmente le nuove generazioni di Colleghi. Cioè, questa alterazione permanente della realtà e della conoscenza giuridica, riguarda quelle sedi universitarie dove c’è poca docenza svolta da Fisioterapisti, a tutto vantaggio di altre Categorie, prevalentemente mediche, poco inclini al cambiamento culturale, a tutto svantaggio della formazione professionale. In verità, questo fenomeno abbraccia ampiamente anche altre Professioni Sanitarie, non solo i Fisioterapisti. Anche su questo fatto, AIFI sta cercando di provocare il cambiamento del sistema.

2) Se al medico generico è demandata la prescrizione di un trattamento fisioterapico ed anche la decisione sulla eventuale necessità dell’intervento dello specialista, si prefigura un sistema in cui il fisiatra è figura solo eventuale del percorso riabilitativo. Ma questo vale solo per il fisiatra, oppure è estendibile a tutti i medici specialisti?

Non darei un’accezione negativa al termine “eventuale”; in un Sistema che necessita essere efficiente, a parità di efficacia, economico, a ristrettezza di risorse disponibili, equo, a domanda costantemente crescente, la risposta ineludibile ed obbligata è l’appropriatezza! In questo caso, e non può essere una tendenza “filosofica”, l’intervento di ognuno deve rispondere a criteri oggettivi di “essenzialità clinica”, piuttosto che giustificarsi in diverso modo, creando veramente una risposta più folkloristica, cioè di “orticello”, che appropriata. Questo fatto vale per tutti coloro che operano in questo “Sistema Salute”, dove l’Area della Riabilitazione rappresenta il contesto operativo più articolato ed a volte più complicato. Le singole competenze devono concorrere a risolvere il bisogno clinico della Persona. Quando esso è complesso, occorre una partecipazione allargata ed integrata tra i diversi Professionisti; quando è semplice, occorre intervenire con competenze essenziali allo stesso bisogno senza alcuna “pretestuosa complicazione”. Il Sistema economico oggi, oltre che la logica ed il buon senso, non possono permettersi alcun esercizio inappropriato, alcuno spreco di risorse, alcuna strumentalizzazione politica di un processo lineare e diretto nell’approccio professionale al bisogno clinico della Persona.

3) Il Decreto 153/2009 permette al Fisioterapista di esercitare, a carico del SSN, su prescrizione del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, sia in farmacia che al domicilio del
paziente, attività rientranti nelle nostra competenze così come legislativamente definite.

Quanto stabilito può in qualche modo condizionare la libera professione?

Il decreto è molto chiaro. Al di là di recondite motivazioni politiche, il decreto costruisce (ad oggi, intende costruire), un percorso, coordinato ed ordinato, di servizi accreditati sul territorio. La rete della Libera Professione è marginalmente intaccata, almeno fino a quando non sarà ampiamente diffuso su territorio nazionale, il rapporto di convenzione diretta con ogni singolo professionista.

In più, ad oggi, concorre ad arginare il fenomeno dell’esercizio abusivo della nostra professione, che, a causa della mancata istituzione dell’Ordine, continua ad espandersi, millantando titolarità che non ha e non potrà mai avere, a discapito economico ed a forte rischio per i singoli Cittadini. L’esercizio presso le Farmacie, obbligano le stesse a verificare la “certezza del titolo”, orientando l’Utenza e garantendo il Sistema. Anche la “rete” della nostra Libera Professione ne trarrà beneficio.

4) La sentenza del TAR del Lazio potrebbe avere ricadute positive anche su altri luoghi di lavoro?

Come ti senti di commentare quanto i Giudici amministrativi affermano a proposito dei fisiatri: “Contestano all’impugnato decreto la violazione di asseriti diritti dello specialista, ma non indicano le norme che detto diritto avrebbero consacrato, per la semplice ragione che non esistono. Non esiste infatti una norma che imponga al fisioterapista, allorchè eroga prestazioni rientranti nella propria competenza, di agire alla presenza o quanto meno sotto il controllo dello specialista”. Vale solo in farmacia o anche in altri ambiti in cui si fa riabilitazione?

La sentenza è esplicita, chiara e coerente. D’altronde, non è da commentare ma solo da applicare, come tutte le sentenze. Una considerazione generica che intendo esprimere è che dove vige l’autonomia professionale, non sussistono altri vincoli di percorso se non i limiti imposti dal “perimetro delle proprie competenze”. In giurisprudenza non si contempla un’autonomia parziale. È considerata, questa affermazione, un “non senso”. Consentiamo che il “Contesto” si adatti bene a questa consapevolezza inequivocabile, contemplando le sentenze come fossero catalizzatori di un processo di sviluppo e miglioramento della qualità professionale.

5) Questa sentenza potrà avere effetti positivi anche su quanto si è verificato, qualche tempo, fa nella Regione Piemonte, che ha visto i fisiatri infilarsi anche nei nostri studi libero-professionali?

In alcune Regioni ci sono regole palesemente incoerenti e che rispondono a logiche diverse rispetto a quelle delineate dal panorama giuridico nazionale. Le considero delle distorsioni che verranno in sequenza cambiate. Diversamente saremmo in un Paese “a macchia di leopardo”, molto vicino ad una concezione federativa, che, in verità, con tutto il rispetto delle diverse opinioni, ritengo non essere propria della nostra matrice popolare e ben lontana da un sentimento nazionale, soprattutto all’indomani dei festeggiamenti dei 150 anni di unità d’Italia.

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RIAB INFO, per ora non sta succedendo nulla. Prendiamo, quindi, semplicemente atto che il DDL 1142 è calendarizzato al Senato per i mesi di aprile /maggio/giugno

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MAIL Mastrillo n. 4, del 17 aprile 2012

Si segnala la mail n. 4 del 2012si trova al seguente link

http://www.aitn.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=287&Itemid=69

http://www.aitn.it/index.php?option=com_content&view=article&id=277%3Ale-mail-di-mastrillo&catid=157%3Ain-evidenza&Itemid=1

1) CORSI DI LAUREA FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA AA 2012-13

2) INCARICHI MINISTERIALI E REGIONALI

3) ELEZIONI NELLE FEDERAZIONI MEDICHE E NELLEPROFESSIONI SANITARIE

4) OSSERVATORIO DEL MIUR PER LE PROFESSIONI SANITARIE

5) PROGETTO MINISTERO SALUTE-REGIONI SU REVISIONE PROFILI

6) CONFERENZA CORSI DI LAUREA PROFESSIONI SANITARIE

6) CUN

7) ORDINI e ALBI

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RIAB INFO Anno X n°05

RIAB INFO

Aperiodico del’IPY

Newsletter del 4 aprile 2012

Anno X° n° 05

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la redazione.

LA FISIOTERAPIA NON E’ UNO SPORT °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

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RIAB INFO

augura una felice Pasqua a tutti voi e alle loro famiglie

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RIAB INFO, riteniamo doveroso ricordare cosa è successo solo un anno fa, proprio di questi giorni.

Ricorre infatti, domani 5 aprile, il primo anniversario dell’abrogazione del famigerato articolo 1 septies che avrebbe potuto equiparare la Laurea in SM alla nostra.

Un subdolo tentativo definito, senza mezzi termini, dal Collega Mauro Gugliucciello, “ la più sconcertante aggressione che una professione intellettuale abbia mai dovuto subire nel nostro Paese”.

“ La fisioterapia non è uno sport”, questo lo slogan sbandierato, per chiederne l’abrogazione, il 21 marzo 2006 nella importante manifestazione di protesta tenutasi a Roma.

Solo 5 anni dopo, nella primavera del 2011, anche a seguito di una costante “attenzione” sulla problematica, giustizia è stata fatta cancellando definitivamente dal nostro ordinamento qualsiasi ambiguità legislativa ed interpretativa.

Questo l’annuncio dell’ avvenimento sul sito di Aifi Nazionale:

Abrogazione art. 1-septies: giustizia è fatta!

Oggi l’Aula del Senato ha definitivamente convertito in legge il disegno di legge 572/B. Il Governo e le forze politiche, cui erano giunte precise richieste al riguardo, hanno doverosamente cancellato dal nostro ordinamento giuridico una norma illegittima e palesemente incostituzionale.
Il Consigliere nazionale, Mauro Gugliucciello tiene a precisare: “Finalmente, dopo cinque anni, giustizia è fatta. Un’operazione difficile e complessa che è andata in porto solo grazie al fatto di avere affrontato ogni passaggio con lucidità e determinazione, nonché di aver promosso l’iniziativa del Manifesto “No all’equipollenza”, sottoscritto dalle più prestigiose Associazioni di tutela del Cittadino in ambito sanitario, dalle più importanti Organizzazioni sindacali e dalle Professione sanitarie, che ha dato dignità alla nostra causa. A loro i nostri ringraziamenti più sentiti.
Un ringraziamento al Presidente nazionale, che mi ha affidato la delega sulla problematica e a tutti i Dirigenti e ai Colleghi iscritti e non iscritti all’A.I.FI., che in questi cinque anni hanno appoggiato le nostre iniziative.
In particolar modo a tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione del 21 marzo 2006 “La fisioterapia non è uno sport” e che sono intervenuti nei difficili momenti in cui il provvedimento era in discussione alla Camera dei deputati, sommergendo letteralmente con le loro richieste i componenti della Commissione cultura.
Un ringraziamento ai presentatori dei disegni di legge abrogativi, l’On. Siliquini e l’On. Evangelisti e, in particolare, al Senatore Caforio che, avendo fatto fare proprio il disegno di legge dal suo Gruppo, ne ha permesso una rapida calendarizzazione.
Un ringraziamento al Sottosegretario Pizza e al Ministro Fazio che ha sentito il dovere di presenziare direttamente ai lavori delle Commissioni sia alla Camera che al Senato.
Un particolare riconoscimento a Daniela Volpato e al collega e giornalista Gianni Melotti, per il proficuo lavoro svolto.
La più “sconcertante” aggressione che una Professione intellettuale abbia mai dovuto subire nel nostro paese è stata respinta”.

Scarica il Manifesto “No all’equipollenza”

Così Le News del Sole 24Ore del 6 aprile 2011

Fisioterapia-scienze motorie: stop all’equipollenza

Equipollenza tra laurea in fisioterapia e laurea in scienze motorie: a cinque anni e mezzo dalla norma che nel 2005 (legge 27/2006 di conversione del Dl 259/2005) che aveva previsto questa possibilità, la partita si chiude definitivamente con l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge (AS 572-B) che abroga l’articolo 1-septies del decreto legge.La norma contestatissima dai fisioterapisti, prevedeva che «il diploma di laurea in scienze motorie è equipollente al diploma di laurea in fisioterapia, se il diplomato abbia conseguito attestato di frequenza ad idoneo corso su paziente». L’approvazione del Ddl senza modifiche rispetto alla versione già approvata a Montecitorio è stata motivata, spiega la relazione, dall’esigenza di concludere in tempi brevi una vicenda cominciata nel 2005, quando l’equipollenza fra i due titoli di studio fu inserita in corsa nella conversione di uno dei tanti Dl “omnibus”. La nuova legge stabilisce che sarà un decreto del ministro dell’Istruzione, da emanare entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge, a normare la possibilità della laurea in fisioterapia per i laureati in scienze motorie. E il decreto dovrà stabilire la disciplina del riconoscimento dei crediti formativi; l’accesso al corso universitario in fisioterapia, nei limiti dei posti programmati in relazione al fabbisogno previsto, previo superamento della selezione; la disciplina del periodo di formazione e tirocinio sul paziente. «Finalmente, dopo cinque anni, giustizia è fatta», è stato il commento dell’Aifi, l’associazione dei fisioterapisti. «Un’operazione difficile e complessa che è andata in porto solo grazie al fatto di avere affrontato ogni passaggio con lucidità e determinazione, e di aver promosso l’iniziativa del Manifesto “No all’equipollenza”, sottoscritto dalle più prestigiose associazioni di tutela del cittadino in ambito sanitario, dalle più importanti organizzazioni sindacali e dalle professione sanitarie, che ha dato dignità alla nostra causa. La più sconcertante aggressione che una professione intellettuale abbia mai dovuto subire nel nostro paese è stata respinta», ha dichiarato a caldo Mauro Gugliucciello , consigliere nazionale dell’associazione con delega a seguire l’iter del provvedimento.

IL TESTO APPROVATO

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RIAB INFO, da una intervista, a Doctor News del 3 aprile, di Amedeo Bianco riconfermato per il terzo mandato alla guida della Fnomceo.

Altro tema è quello dei rapporti tra medici e professioni non mediche…
“Anche qui serenità e certezze: non è possibile che ogni cambiamento venga letto come un’aggressione, a farsi la guerra non si va lontano. La strada vincente è quella delle soluzioni collaborative e multidisciplinari”.

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RIAB INFO, si pubblica il sommario e la parte relativa ad Ordini ed Albi della mail n. 3 del 2012 di Angelo Mastrillo, che trovate per intero al seguente link

http://www.aitn.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=280&Itemid=69

MAIL Mastrillo n. 3, del 31 marzo 2012

http://www.aitn.it/index.php?option=com_content&view=article&id=277%3Ale-mail-di-mastrillo&catid=157%3Ain-evidenza&Itemid=1

1) CORSI DI LAUREA FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA AA 2012-13

2) OSSERVATORIO DEL MIUR PER LE PROFESSIONI SANITARIE

3) CONFERENZA CORSI DI LAUREA PROFESSIONI SANITARIE

4) CUN

5) GOVERNO E MIUR SU VALORE LEGALE TITOLO DI STUDIO

6) ABUSIVISMO NELLE PROFESSIONI SANITARIE

7) ORDINI e ALBI

7) ORDINI E ALBI

DDL Senato 573 G. Caforio (IdV) e 1.142 R. Boldi (LNP).http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/comm/32596_comm.htm

DDL Camera dei Deputati n. 4274 e Senato n. 2935 http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/37416.htm

Importanti dichiarazioni del Ministro della Salute, Renato Balduzzi, a favore della istituzione degli Ordini per le Professioni sanitarie: la prima il 15 marzo a Roma al convegno dei Tecnici di Laboratorio ANTEL: «Il Governo condivide la necessità di affrontare la questione di omologare le 17 professioni sanitarie prive di Albo alle altre professioni; tale questione interessa 180.000 professionisti rispetto a circa un milione che invece sono iscritti ad

Ordini e Collegi». Nel ricordare di aver personalmente contribuito ad avviare l’iter con la Legge 42/99 quando era Capo Ufficio legislativo del Ministero della Sanità ha concluso «ritengo utile per i cittadini e per i professionisti interessati l’approvazione definitiva di una norma che, mentre istituisce Albi e Ordini per le professioni sanitarie che ne sono sprovviste, riformi l’intero impianto anche per le altre professioni sanitarie già regolamentate».

http://www.antelnazionale.it/wp-content/uploads/2012/03/Messaggio_Istituzionale_del_Ministro_Balduzzi_alla_Confederazione_Antel-Assiatel-Aitic_0.pdf

La seconda dichiarazione,dopo una settimana il 22 marzo a Bologna al Congresso nazionale Infermieri IPASVI, dove il Ministro Balduzzi ha esplicitamente e fermamente ribadito che «Non si può più rinviare la riforma per trasformare i Collegi in Ordini: si tratta di adeguare la forma alla sostanza, né più né meno» http://www.ipasvi.it/attualita/balduzzi-non-piu-rinviabile-la-riforma-per-gli-ordini-delle-professioni-sanitarie-id424.htm

Fra questi due interventi si è inoltre inserita la nota del 19 marzo da parte del Ministro della Giustizia, Paola Severino, che in risposta alla richiesta del CONAPS «auspica che tali professionalità siano contemplate nel processo di riforma degli ordini professionali e segnala che le professioni sanitarie non rientrano nella competenza del Ministero della Giustizia, ma sono vigilate dal Ministero della Salute, al quale pertanto potranno

essere rivolte tutte le istanze e le proposte di riforma inerenti tali ordinamenti professionali»

http://www.unpisi.it/docs/COMUNICATI/ordini/nota%20del%20Ministero%20Giustizia%20(2).doc In ragione di queste promesse del Governo, il Presidente del CONAPS, Antonio Bortone, ha quindi invitato il Ministro Balduzzi a partecipare il 16 maggio a Bologna all’Assemblea dei quadri CONAPS nell’ambito della biennale EXPOSANITA’ 2012 http://www.senaf.it/Expo-Sanita-programma-convegnieventi/dettaglio_programma/107/it/2012051

Commento: Sembra proprio contraddittorio il comportamento di questo Governo tecnico.

Se da un lato promette interventi per completare la regolamentazione ordinistica, con lo scopo di aggiunger quindi le 17 Professioni sanitarie, dall’altro lato proclama invece la volontà di una massiccia “liberalizzazione” e promuove la suddetta “consultazione” referendaria.

Ormai, dopo le inadempienze dei Governi “di turno” del 2006, del 2008 e del 2010 le sorprese non sembrano davvero finite. E chissà che stavolta non siano invece proprio “i tecnici” a chiudere la partita, magari a Bologna, il 16 maggio, appunto !

Cordiali saluti

Angelo Mastrillo

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Gent.mi,

come ogni anno richiamiamo la vostra attenzione sulla possibilità di sostenere la nostra associazione “Il Sole Splende per Tutti” con la scelta della destinazione del 5 per mille.

“Il Sole Splende per Tutti” è un’associazione di famiglie di persone con disabilità: con il vostro sostegno, attraverso la scelta del 5 per mille anno 2008, abbiamo realizzato lo scorso anno un laboratorio musicale, che ha animato il tempo libero dei nostri ragazzi. Inoltre abbiamo offerto alle famiglie un intervento di supporto psicologico, per meglio comprendere le problematiche dei figli, in prevalenza in età adolescenziale.

Attualmente disponiamo della quota del 5 per mille anno 2009 e con essa stiamo avviando un progetto per la realizzazione di un laboratorio di giocoleria.

Per continuare a sostenerci vi invitiamo ad indicare sulla dichiarazione dei redditi il nostro CODIE FISCALE: 97433460157.

Cogliamo l’occasione per farvi conoscere, nella locandina qui allegata, il progetto “Conoscere la disabilità per crescere insieme” che stiamo realizzando con il contributo della FONDAZIONE COMUNITARIA NORD MILANO. Anche questo progetto ha bisogno del vostro sostegno: lo potete fare con una donazione sul nostro conto corrente bancario il cui codice IBAN è il seguente: IT78M0558420102000000000818.

Nella causale è necessario indicare la seguente dicitura: Contributo per il progetto “Conoscere la disabilità per crescere insieme”.Per meglio conoscerci vi invitiamo a visitare il nostro sito: www.ilsolesplendepertutti.it Fiduciosi nel vostro sostegno e ringraziandovi anticipatamente, porgiamo i nostri più cordiali saluti

Adele Nebuloni Fabbri con le famiglie dell’Associazione “Il Sole Splende per Tutti”.

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RIAB INFO Anno X° n° 03

RIAB  INFO

Aperiodico del’IPY

Newsletter del 25 febbraio 2012

Anno X°  n° 03

 

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QUEI SANI CEFFONI

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Fisioterapisti in farmacia

dal sito Aifi

Il TAR Lazio si pronuncia sui ricorsi avversi al decreto legislativo 153/2009 ed in particolare sul servizio dei fisioterapisti presso le farmacie.

 Scarica la sentenza

 

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RIAB INFO, leggendo la sentenza vi renderete conto che quanto afferma è quello che sappiamo almeno dal 1994 e cioè da quando è uscito il nostro profilo professionale.

Il giudice, senza giri di parole, sostiene che i fisiatri “Contestano all’impugnato decreto la violazione di asseriti diritti dello specialista, ma non indicano le norme che detto diritto avrebbero consacrato, per la semplice ragione che non esistono. Non esiste infatti una norma che imponga al fisioterapista, allorchè eroga prestazioni rientranti nella propria competenza, di agire alla presenza o quanto meno sotto il controllo dello specialista”.

 

Il Tar ha respinto la tesi sostenuta da SIMFER  sulla necessaria della presenza del medico fisiatra nei luoghi in cui si svolgono attività riabilitative. I Giudici rimettono al medico generico la decisione sulla eventuale necessità dell’intervento dello specialista. Si  prefigura così un sistema in cui il fisiatra è figura solo eventuale del percorso riabilitativo.

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RIAB INFO,  ecco come la raccontava Riabilitazione Oggi già qualche anno fa.  Era chiaro che, i soliti noti, avrebbero reagito ad un tale presunto sopruso.

 

FISIOTERAPISTI ED INFERMIERI PRONTI PER LE FARMACIE

 

Da Riabilitazione Oggi di ottobre 2010 di Gianni Melotti

 

Nonostante l’impegno profuso da casa Simfer per cercare almeno di modificare alcuni aspetti del decreto legislativo 153/2009, sfociato poi in una interrogazione parlamentare, nella quale si diceva che noi, non essendo medici, non saremmo in grado di eseguire prestazioni di fisioterapia e di riabilitazione,  le cose stanno procedendo più che bene. Infatti, lo scorso 9 ottobre, il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha trasmesso alle Regioni i tre decreti attuativi che disegneranno le farmacie del futuro, nelle quali avranno diritto di asilo anche le prestazioni erogate da Infermieri e Fisioterapisti. Curiosamente e in forma del tutto coerente, come sempre quando si rispetta la legislazione vigente, al Fisioterapista spetta quello che gli viene negato nelle prassi consolidate che hanno avuto il loro peso anche nella  recente bozza sulle Linee Guida in riabilitazione; come se la mano destra del ministero non sapesse cosa fa la mano sinistra. Fa piacere notare come, per scrivere il decreto che ci riguarda,  si sia partiti dalla 502/92, passando poi alla 42/99, alla 251/2000 e alla legge 43/2006, arrivando al nostro profilo e per ultimo al decreto sull’equipollenza dei titoli pregressi del 27 luglio 2000, sentendo il parere sia dell’ Aifi che della Fif. Guarda caso, infatti, all’articolo quattro possiamo leggere che a noi spetta:

a) la definizione del programma prestazionale per gli aspetti di propria competenza, volto alla prevenzione, all’individuazione ed al superamento del bisogno riabilitativo;

b) attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive e viscerali usando terapie manuali, massoterapiche ed occupazionali;

c) verifica delle rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.

Tutto questo sarà erogabile sia in farmacia che al domicilio del paziente su prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta alle condizioni previste dall’articolo due di questo decreto. Qui sono presenti alcuni aspetti di criticità ai quali si spera di poter porre rimedio nel corso della discussione con le Regioni. Infatti, stando a quanto si legge in questo articolo, le prestazioni possono essere erogate sia a carico del SSN, previa prescrizione medica che, sempre su prescrizione medica, in regime privato con onere a carico del cittadino. Ma il servizio in farmacia nasce come un ampliamento dei punti di erogazione convenzionati e non già come posto dove esercitare una libera professione che per noi è già comunque senza prescrizione medica. Corretto anche questo aspetto, dei fisiatri non v’è traccia. Si leggono invece sulla stampa le dichiarazioni di Annalisa Silvestro, Presidente della Federazione dei Collegi IPASVI, che, a nome degli Infermieri, si auspica venga ampliata la tipologia di attività che la loro categoria potrà svolgere, in farmacia, senza una specifica prescrizione medica, richiamandosi alla vasta gamma di attività che già ora vengono svolte in autonomia dagli Infermieri. Insomma tutto da imparare sui  limiti e competenze che nemmeno ci vengono riconosciuti nelle recenti LLGG, ma qui potremmo pagare lo scotto di una mancanza di un Collegio o un Ordine predisposto a tutto questo. Basandoci, infatti, su un pur lodevole volontariato associativo dobbiamo registrarne il limite. Per questo motivo voglio sperare che le discussioni per attuare Ordini e Albi approdino a qualcosa di più concreto che non le sterili polemiche che hanno portato l’on Turco a decidere di non decidere, lasciando colpevolmente scadere il termine della delega che le era stata data per creare gli Ordini per le professioni sanitarie che ne sono prive e che in troppe occasioni mostrano la corda, anche per colpa sua.

 

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La liberalizzazione delle Professioni Intellettuali

http://www.leggioggi.it/categorie/professioni – Professioni 9 dicembre 2011, 11:01

La liberalizzazione

delle professioni intellettuali

Riflessioni critiche a margine della L. n.148/2011

L’ultimo provvedimento licenziato dal governo dimissionario, la legge 148/2011, approvata dal Senato l’11/11/2011, ha introdotto e ribadito principi di liberalizzazione nella disciplina delle professioni, e di riforma degli ordinamenti professionali, da attuarsi tramite apposito DPR entro un anno dall’entrata in vigore della legge.

Questo provvedimento, per i professionisti, in una sorta di altalena rispetto al D.L. 138/2011, (che già parlava di accesso alla professione, obbligo di formazione continua, tirocinio retribuito, obbligo del contratto scritto e definizione del compenso, assicurazione obbligatoria, distinzione del ruolo amministrativo degli Ordini da quello deontologico, pubblicità informativa libera), ha, tra l’altro:

- riannunciato la riforma degli ordini professionali, tramite regolamento, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge (art.3,comma 5);
- eliminato per i compensi professionali da pattuirsi obbligatoriamente all’inizio dell’incarico il richiamo “alle tariffe di legge da prendersi come riferimento, fatta salva la possibilità di derogarvi”, (art.3 comma 5d);
- ribadito che le norme vigenti sugli ordini saranno abrogate con l’entrata in vigore del regolamento governativo (art.3, comma 5bis);
- consentito la costituzione di “Società per l’esercizio di attività professionali”, ove siano ammessi anche soci di capitale, non professionisti, senza nessuna menzione relativamente al limite delle quote che un socio di capitale possa detenere (art. 10, commi 3,4,5,6,7,8,9,10).

Tutto ciò, secondo le varie categorie professionali, rischia di rendere ancora più difficile la vita dei professionisti. Ma è bene analizzare come si è giunti a questa situazione e che ruolo hanno avuto i media e le proteste di piazza. Sono infatti mesi che, in tema di generali e ventilate liberalizzazioni, si rincorrono voci relative all’eliminazione degli ordini professionali o ad una loro sostanziale riforma, dal momento che, secondo una parte politica e alcuni mass media, rappresenterebbero una delle tante “caste di privilegiati”.

Forse andrebbe però precisato a questi signori che le così dette libere professioni sono un variegato e articolato mondo ove convivono, oltre ai Notai, gli Avvocati, gli Ingegneri, i Commercialisti, gli Architetti, e i Medici, anche gli Agenti di Cambio, gli Spedizionieri Doganali, i Tecnici Sanitari di radiologia, le Ostetriche, gli Infermieri Professionali, le Assistenti Sanitarie, ecc..

E’ altrettanto vero che per alcune professioni l’accesso è subordinato al superamento dell’esame di stato, così come, in alcune sedi d’esame i promossi sono l’80 per cento, in altri meno del 10.

E’ altresì poco condivisibile l’idea che siano i liberi professionisti, riuniti in ordini o collegi, con accesso limitato dal superamento dell’esame di abilitazione, un ostacolo alla crescita del PIL; sarebbe anzi interessante conoscere con quali criteri scientifici sia stato dimostrato ciò. Infatti, principi macro economici elementari ci dicono che l’eccesso di offerta, rispetto alla domanda, non crea ricchezza, bensì abbassamento indiscriminato della qualità e dei prezzi, cosa questa non proprio auspicabile, specie per certe professioni che incidono fattivamente sulla qualità della vita delle persone.

Ed infine, sono gli ordini professionali in toto e i relativi iscritti, i tenutari di magnifici privilegi e una delle principali cause della nostra crisi, o dovremmo parlare di altro?

Sicuramente in un lontano passato alcune professioni ordinistiche, come Notai, Avvocati, Medici, Veterinari, Architetti, Ingegneri, ben preparati, potevano definirsi privilegiati, perché tenutari, oltre che di ampie responsabilità, di cospicui guadagni e tanta ammirazione.

Ma oggi, dopo oltre quaranta anni di folle politica liberalizzante sulla formazione, con università aperte indiscriminatamente a tutti, i “professionisti”di buona parte dei settori sopra menzionati (ad eccezione dei Notai) sono diventati una moltitudine, rispetto al passato in larga parte poco preparati, e destinati ovviamente in larga misura al precariato e alla insoddisfazione perenne, perché nulla è stato fatto per disciplinare l’accesso universitario alla reale domanda nelle singole attività.

Il risultato di questa follia è il triste primato, rispetto ai paesi occidentali, del più alto numero di Medici, Avvocati, Architetti, Veterinari, ecc.., e se i media più blasonati (quotidiani e settimanali, trasmissioni tv e radiofoniche senza distinzione) è da almeno 30 anni che a mesi alterni, ci danno notizie a dir poco contrastanti sullo stato delle professioni, una volta denunciando ciò, un’altra segnalando che abbiamo pochi laureati rispetto alla media europea, probabilmente non sono fonti così attendibili, ma rispondono ad interessi specifici e particolari.

A questo proposito anni fa feci una ricerca e scoprii che i richiami della Comunità Europea all’Italia sul sistema universitario, iniziati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ‘80, non erano dovuti al numero di laureati in assoluto, quanto allo scollamento tra accesso indiscriminato all’università e reale raggiungimento della laurea.

Sulla base di questi richiami, l’Italia, negli ultimi 20 anni, attraverso apposite riforme ha inserito il numero chiuso basato su test a risposta multipla (che non risulta essere il miglior metodo per individuare i più meritevoli), ma in parallelo ha moltiplicato gli istituti universitari, introdotto la laurea intermedia, cioè triennale, senza valore legale all’estero, e ha promosso offerte formative allettanti, volte non tanto ad accrescere il prestigio dell’Ateneo e della formazione Universitaria, quanto a far ottenere, salvo eccezioni, facili lauree. E’ a questo proposito da menzionare anche, tra le “mirabolanti” riforme, quella che ha legato i finanziamenti universitari ai risultati, cioè al numero dei promossi e dei laureati finali, determinando il “tutti promossi, tutti laureati, in buona parte impreparati al mondo del lavoro”, e, aggiungo io, “ precari e incavolati”.

Analizzando infatti quello che è accaduto al corso di laurea di architettura, che conosco bene essendo la mia professione, si è passati dalle 10 facoltà con un unico corso all’inizio degli anni ‘80, ad una trentina tra facoltà e distaccamenti, con un’offerta formativa oggi di 55 corsi di laurea diversi (fonte IL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA luglio 2011), scavalcando così, legalmente, il numero chiuso e qualsivoglia sistema di programmazione relativo al reale fabbisogno di architetti sul mercato.

Il risultato di tutto ciò, per gli Architetti, lo abbiamo letto, dapprima nel 2004, sulla rivista dell’Associazione Laureati del Politecnico di Milano che, riprendendo i dati statistici riportati allora dal sito del Consiglio Nazionale degli Architetti, riportava che all’inizio del nuovo millennio gli architetti italiani erano il 29,3% degli architetti europei, e che, nel raffronto tra gli iscritti alle facoltà di architettura dei vari paesi europei i dati erano sconfortanti, tutti a favore di un eccesso di studenti italiani rispetto a quelli delle altre nazioni.

Le conseguenze di quest’ultimo dato sono state “certificate” dalla rivista della cassa di previdenza (INARCASSA, primoduemilaeundici, anno 39) che, menzionando quanto contenuto nel testo “Il profilo e gli scenari della professione di Architetto” , scritto dalle colleghe romane, Matilde Fornari e Cecilia Pascucci, riportava che nel 2008 il 40,4% degli architetti europei è italiano; dati più recenti ci dicono che abbiamo in Italia un architetto ogni 400 abitanti, quando la media degli altri paesi europei è di circa un architetto ogni 1350 abitanti.

Tutto ciò dovrebbe far pensare, più che alla liberalizzazione nell’accesso alle professioni, all’esigenza di frenare l’accesso all’università in maniera più incisiva, così come avviene negli altri paesi, oltre alla ineludibile riforma delle competenze professionali. Si tenga infatti conto che i differenti campi di attività delle professioni tecniche, in Italia sono ancora fermi a Regi Decreti della metà degli anni ’20 del secolo scorso, determinando competenze analoghe tra figure professionali che, per formazione e capacità, dovrebbero essere inconciliabili. Infatti nel nostro paese Architetti e Ingegneri iscritti alla sez. A e B di specifici settori, unitamente ai Geometri e ai Geometri laureati, Periti edili, possono in maniera differenziata, ma farraginosa, operare negli stessi campi.

Rimanendo quindi nel campo della statistica, sommando i numeri delle suddette categorie, probabilmente avremmo come ulteriore dato statistico, un tecnico in edilizia a famiglia allargata.

Poi ci si stupisce del precariato in certi settori…

Ma cosa si poteva e si può fare a questo punto?

Sempre ritornando ad Architettura, ma il discorso penso sia analogo per tutte le altre facoltà, se nel 1968, nel 1977, nel 1990, nel 2003 e nel 2010 (le “mitiche” rivolte universitarie che ricordo), invece di chiedere l’università per tutti, e quindi di bassa qualità, si fosse richiesta una università che prepara veramente al mondo del lavoro, con corsi che insegnano il mestiere, e quindi a progettare con le norme caotiche che caratterizzano la professione, unitamente ai vincoli economici e di fattibilità, oggi probabilmente ci sarebbero solo 10 facoltà, a numero chiuso, un solo un corso di laurea in architettura, pochi e selezionati professori, per merito, così come pochi studenti. Avremmo molti meno Architetti, sicuramente molto più preparati e rispettati nel mondo del lavoro, sarebbe più facile superare l’esame di stato, e sentiremmo meno la crisi.

Dal momento che però questo è il mondo dei sogni, allo stato dei fatti penso che non ci sia più nulla da fare, perché l’università di massa genera un tale volano economico (che è una notevole quota parte del PIL) che si auto alimenta, e se ne “impippa”(mi si conceda la licenza poetica, presa da Antonio Pennacchi, premio strega dell’anno scorso), del futuro dei giovani e dell’Italia; con questo andazzo siamo destinati ad essere fagocitati dai paesi emergenti, e contro questa battaglia legale tra nazioni, noi avremmo bisogno di pochi laureati preparatissimi, non migliaia di laureati che non sanno far nulla.

Allora si che gli ordini professionali e l’esame di stato sarebbero forse un controsenso e da eliminare.

Pubblicato da Alberto Fabio Ceccarelli – http://www.leggioggi.it/author/afceccarelli/ il 9 dicembre 2011 alle 11:12 in Leggi Oggi

Non serve autorizzazione e prescrizione medica in Emilia Romagna

STUDI PROFESSIONALI: LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA FA CHIAREZZA

In collaborazione con AIFI ER e grazie al lavoro dei funzionari della Direzione Regionale Sanità e Politiche Sociali, la Regione Emilia Romagna emana una nuova direttiva per le Aziende USL e per i Carabinieri del NAS.
In sostanza, chiarisce che per i fisioterapisti non è necessaria alcuna autorizzazione per esercitare l’attività libera professionale nel proprio studio, senza alcuna necessità di prescrizione medica, utilizzando le apparecchiature elettromedicali di competenza, fatta eccezione per laser e onde d’urto.
Una nota a completamento: i “massofisioterapisti equiparati” ai laureati in fisioterapia citati dalla circolare sono coloro che, a fronte di formazione triennale conseguita entro il 17 marzo 1999, sono equipollenti al fisioterapista; nel corso dell’anno, inoltre, anche i massofisioterapisti con formazione biennale, sempre conseguita entro il 17 marzo 1999, dovrebbero poter accedere alle procedure di equivalenza del loro titolo alla laurea in fisioterapia. Nessun altro titolo, come quelli di massofisioterapista conseguiti oltre il 17 marzo 1999, sono validi per esercitare la professione di fisioterapista e le competenze contenute nel proprio profilo professionale.
Un ringraziamento a quanti, in AIFI Emilia Romagna ed in Regione, hanno collaborato nell’interesse dei Cittadini e per consentire ai professionisti di poter lavorare in sicurezza e dignità.

dal sito aifi.net

RIAB INFO Anno IX° n° 20

RIAB INFO
Aperiodico del’IPY
Newsletter del 1 novembre 2011
Anno IX° n° 20

le ultime news di Riab Info

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Graditi i commenti di chi ci legge.
ALLARGATE AD ALTRI LE NEWS DI RIAB INFO “ FATELE GIRARE”
la redazione.

NAS SCIOLTI DALLE CATENE
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RIAB INFO, pubblichiamo quanto apparso in data odierna sul quotidiano Brescia Oggi. Incomincia, infatti, a produrre effetti sull’abusivismo il cosiddetto “modello Brescia” entrato a regime lo scorso 18 settembre. In sei mesi i Nas hanno apposto i sigilli ad alcuni centri di massaggio orientale, rifacendosi proprio ad un nuovo regolamento adottato dal Comune

Signor Direttore di Bs Oggi.

Ho letto il vostro articolo sui centri massaggi e sono ancora più convinto che quanto hanno fatto il Comune e l’Asl di Brescia sia assolutamente giusto e vada nella giusta direzione per la tutela della salute dei cittadini.
La “trovata” è stata semplice e potrebbe anche fare scuola. Infatti, per porre un freno proprio al proliferare dei tanti centri di massaggi, d’ora in poi, si controlleranno i requisiti dei richiedenti e le attività consentite dovranno essere, per forza di cose, chiaramente o di tipo sanitario o di tipo estetico. Al momento della domanda all’interessato viene chiesto di produrre la documentazione relativa alla sua qualifica professionale. Può sembrare poco o ovvio, ma prima bastava una semplice informativa di inizio attività. Ora, per fortuna, non è più così e a chi era già attivo sul territorio sono stati dati sei mesi per adeguarsi alle nuove regole: o sanitario con titoli validi, o unicamente operatore estetico! Insomma Brescia ha esteso l’elenco delle professioni sanitarie da sottoporre a vigilanza, includendo anche il fisioterapista. Bene, ben fatto. Cosa diversa invece sarà stabilire quali titoli siano abilitanti. Qui la matassa si sta sbrogliando perché, fisioterapista a parte, anche al masso fisioterapista biennale pre 1999 viene data la possibilità di riconvertirsi in ft, grazie ad un recente Dpcm, le cui procedure attuative partiranno a giugno 2012. Restano, però, in discussione i titoli conseguiti nel post’99 perché, anche se sulla loro validità pende un ricorso al Consiglio di Stato, ultimamente, e a sorpresa, sul sito del Ministero della Salute figurano addirittura come “professione sanitaria”. La cosa è alquanto strana, sia perché non è stato modificato un Decreto del 2001 che le elenca, sia perché, per definirsi tali, ad oggi, serve aver conseguito una Laurea. Per avere delucidazioni bisognerebbe forse sentire l’on Molteni, della Lega, il cui attivismo, su questa materia, ha dello stucchevole.
Gianni Melotti

RIAB INFO, per avere una idea dell’abbaglio che sta prendendo la parlamentare leghista potete ascoltare questo file audio http://www.aimfi.it/e107_files/misc/…modificato.mp3

Si pubblicano, a seguire, alcuni passaggi di un articolo sull’argomento che potrete leggere su Riabilitazione Oggi di ottobre.

…con una decisione che ha quasi dell’incredibile, a sorpresa, il dieci di ottobre dal sito del ministero della Salute apprendiamo che la figura del Massofisioterapista è definita, ancora, come “professione sanitaria non riordinata”. Il tutto nel bel mezzo di strani sommovimenti che hanno visto apparire e poi sparire un articolo nel ddl ominibus che inseriva anche il Mft in farmacia e nell’accoglimento di un ordine del giorno per salvaguardare i corsi per i mft ciechi, per altro contro la volontà degli stessi interessati, in sede di approvazione dello stesso provvedimento alla Camera”.

…… tutto ciò ha fatto letteralmente imbufalire la categoria, dall’altro ha ringalluzzito gli interessati. Costoro, alzata immediatamente la cresta, hanno iniziato una sorta di caccia alle streghe nei confronti (degli) abusivi, mentre altri hanno pensato bene di proporre il carcere duro (41 Bis) per Antonio Bortone Presidente dell’Aifi. Altri, ancora, hanno scritto che per l’Aifi sta per incominciare l’incubo, assieme ai tanti soci chiacchieroni che si prodigano su vari giornali nazionali. L’ubriacatura mediatica per una semplice modifica sull’ “home page” ministeriale, senza che ancora si sia cambiato nulla in concreto nelle norme, ha portato qualcun’ altro addirittura ad evocare un passato che vorremmo lasciarci alle spalle…… come quella che riporto:” Adesso, però, chi ha sbagliato paghi…senza pietà alcuna….ora spero che inizi l’OPERAZIONE NORIMBERGA. A processo i dittatori della fisioterapia!!! SENZA PIETA’!!!” . (http://www.aimfi.it/comment.php?comment.news.313) Insomma è bastato un più che probabile svarione, sul sito del ministero, che hanno dato di matto tutti. Svarione dicevo, perchè quella del Mft non può essere definita come una professione sanitaria “tout court”, mancando dei requisiti oggi richiesti per potersi definire tale e cioè una Laurea. O per dirla come recita l’articolo 4 quater della Legge 3 febbraio 2006, n. 27: “Ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, la formazione per l’accesso alle professioni sanitarie infermieristiche e tecniche della riabilitazione e della prevenzione è esclusivamente di livello universitario”. Ma, sul sito, non si poteva nemmeno asserire che questa fosse una professione sanitaria ausiliaria, perchè queste non esistono più, essendo state abrogate dalla legge 42/99. Insomma un bel pasticcio che….. non ha mancato di creare sommovimenti anche nella categoria. Basti citare la diffida che quattro colleghi, dopo aver tentato inutilmente di coinvolgere qualcun’ altro, grazie ad un blog creato in rete, hanno intenzione di fare al Ministero. Accollarsi per intero le spese.

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RIAB INFO, lettera di un lettore

Quindi, con la pubblicazione, tutti dentro?
La pubblicazione sul sito del ministero dei MFT 403/71 ha creato di fatto il doppio canale formativo? Quindi abbiamo sbagliato i conti con il dpcm? A ben vedere il risultato è quello di aver aperto la strada (quella legale e vera) a tutti i post 99? ….
In realtà se così fosse non mi stupirebbe visto che la regione Umbria ha rilasciato una patente (statale)….. ma non era meglio fare una sanatoria per tutti e chiudere le scuole per MFT ….. IO ABITO VICINO A PG e so che le lezioni in questi corsi sono al fine settimana o cmq sono di pessima qualità…. possibile che lo Stato preferisca lasciare aperto un simile canale infischiandosene dei colleghi FT che escono con una Laurea in tasca?
Ciao Buona giornata!
Marco

RIAB INFO, basta rispondere “no” ad ogni punto interrogativo fino all’ultimo al quale si può evidentemente rispondere con un “si”. Su un’eventuale “sanatoria” con chiusura dei rubinetti, per ora, non ci pronunciamo.
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RIAB INFO, una interessante sentenza della Cassazione
Da “GRANDANGOLO” il giornale di Agrigento del 31 ottobre 2011
Cassazione, Centro Heracles: sequestro legittimo se personale non ha laurea triennale
Rischiano il sequestro preventivo i centri di fisioterapia che fanno curare i pazienti da personale privo della laurea triennale necessaria per praticare le attività riabilitative. Lasciare che simili strutture continuino le loro attività mediche o paramediche abusive è negativo per la salute di chi a tali centri si affida e pregiudizievole per quei professionisti del settore che, invece, hanno i necessari requisiti di studio. Lo sottolinea la Cassazione. I supremi giudici, infatti, con la sentenza 39292 (2011), hanno confermato il sequestro cautelare del centro fisioterapico ‘Heracles’ di Agrigento nel quale la riabilitazione veniva esercitata da due addetti privi di laurea breve ed abilitati solo ai massaggi. Senza successo la titolare del centro, Maria Pia M., ha chiesto alla Suprema Corte di poter riaprire i battenti. “La libera disponibilità delle struttura sanitaria comporterebbe il rischio di reiterazione della condotta delittuosa, ciò consentirebbe la continuazione di una attività paramedica o medica abusiva, con conseguenze negative non solo per le categorie professionali interessate, ma anche per la salute dei clienti del centro”, le ha replicato la Cassazione. Confermata, così, l’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Agrigento lo scorso 14 marzo.
(ANSA) – ROMA, 31 OTT – Rischiano il sequestro preventivo i centri di fisioterapia che fanno curare i pazienti da personale privo della laurea triennale necessaria per praticare le attivita’ riabilitative. Lasciare che simili strutture continuino le loro attivita’ mediche o paramediche abusive e’ ”negativo” per la salute di chi a tali centri si affida e pregiudizievole per quei professionisti del settore che, invece, hanno i necessari requisiti di studio. Lo sottolinea la Cassazione.

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RIAB INFO, a questo link è possibile firmare una petizione in favore degli Ordini

http://petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2011N15715

Petizione Istituzione di Albo e Ordine per le professioni sanitarie
A:Parlamento e Ministro della Salute
Istituzione di Albo e Ordine per le professioni sanitarie
500 mila professionisti senza riconoscimento
A rischio non soltanto i pazienti, cittadini italiani che hanno pagato e pagano salato il costo per la propria salute, ma il futuro stesso delle professioni sanitarie non disciplinate da organi professionali. In Italia operano più di 500 mila professionisti (dai fisioterapisti ai logopedisti passando per dietisti e radiologi) che, pur avendo conseguito una laurea, non possono disporre di un proprio ordine professionale. Da più di 10 anni questi professionisti della sanità attendono che la loro posizione venga regolamentata e protetta. Il fenomeno dell’abusivismo ha dilaniato queste professioni, in particolar modo quella del fisioterapista, sono stati censiti 2 abusivi per ogni fisioterapista:
100.000 abusivi a fronte di 50.000 fisioterapisti veri
Un dato allarmante che le istituzioni sembrano sottovalutare, un giro economico di enormi proporzioni e tutto in nero.
Senza un istituzione di tutela e che tuteli non è possibile difendersi.
Il Ddl 1142 è finalmente arrivato in Parlamento, ma per un cavillo formale è stato rimandato.
PROPONIAMO UN REFERENDUM PER RENDERE GIUSTIZIA AI 500.000 CITTADINI ITALIANI, OPERATORI SANITARI, CHE ASPETTANO DA PIU’ DI 10 ANNI DI VEDERE RICONOSCIUTI I PROPRI DIRITTI E TUTELA DELLA PROPRIA PROFESSIONE E ANCHE A FAVORE DELLA SICUREZZA DEI 60.000.000 DI CITTADINI ITALIANI CHE A LORO SI RIVOLGONO.
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Consulta Professioni Sanitarie della Lombardia

V i a d e l l a C o m m e n d a , 2 8 – 2 0 1 2 2 M i l a n o
0 2 / 5 5 1 8 4 8 4 9 – 0 2 / 5 5 1 8 4 8 7 6 ( f a x )
e – m a i l : milano@tsrm.org

AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE XII IGIENE E SANITA’
Sen. Antonio Tomassini

Oggetto: riforma degli ordini; DDL 1142.

Gentile Senatore, la Consulta delle Professioni Sanitarie della Lombardia riunitasi in assemblea plenaria dopo il Convegno svoltosi presso il Consiglio Regionale della Lombardia il 7 ottobre u.s., dal tema “Organizzazione sanitaria in Lombardia, le Professioni Sanitarie dell’Area Tecnica: il futuro diventa presente”, ha convenuto e ritiene imprescindibile l’attuazione e la votazione del DDL 1142.
La Consulta invita pertanto la S.V a farsi portatore di quanto sollecitato in occasione di questo ultimo incontro e dal Consigliere di maggioranza Giorgio Puricelli, relatore all’evento. Proprio il Consigliere regionale è stato recentemente autore di una mozione approvata all’unanimità sul tema delle Professioni Sanitarie, concernente l’Istituzione nelle Aziende Sanitarie di Unità Operative delle Professioni Sanitarie, in attuazione della L. 251/2000. Le 22 professioni sanitarie, i 570.000 professionisti, attendono tale riforma, soprattutto nell’interesse di tutti i cittadini italiani.
La Consulta delle Professioni Sanitarie della Lombardia, che da anni è impegnata e sul
fronte regionale alla corretta valorizzazione di tutti i professionisti sanitari, è certa che la volontà politica, più volte espressa a favore ed in modo bipartisan, sia quella di “ordinare” le nostre professioni al passo con quelle europee (oltre 10 anni di attesa) e pertanto sollecita tutti i rappresentanti le Istituzioni in tal senso e resta a disposizione per tutta la collaborazione necessaria a favorire il proseguo dell’iter parlamentare.
Grato per quanto potrà fare le porgo cordiali saluti.

IL PRESIDENTE DELLA CONSULTA PROFESSIONI SANITARIE LOMBARDIA
Massimiliano Sabatino

http://www.antoniotomassini.it/stampa/50/Ddl-1142-Gli-ordini-fondamentale-strumento-contro-abusivismo-e-comportamenti-scorretti.html

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RIAB INFO, ora un piccolo assaggio di un gustoso pezzo che potrete leggere sulla prima pagina di Riabilitazione Oggi di ottobre.

Giornale che, dal prossimo anno, tornerà ad una periodicità bimensile (dai 10 attuali passerà a 5 numeri all’anno, con esclusione dei mesi di luglio e agosto).

La quota di abbonamento prevista è di euro 20 (se sottoscritto entro il 15 gennaio) ed è comprensiva dell’iscrizione al “Riabilitazione Oggi CARD Club” per il 2012, con possibilità di usufruire degli sconti e dei servizi previsti per i Soci.

Dopo il 15 gennaio la quota di abbonamento è di 10 euro.

I versamenti vanno effettuati sul c.c. postale n. 35228204 intestato a Editrice Speciale Riabilitazione – Via Lattanzio 15 – 20137 Milano.

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria allo 02/550.12.550 da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12,30.

SM CONTESTA IL FATTO DI NON POTER FARE IL MEDICO

Ve la ricordate quella canzoncina dello Zecchino d’oro sui ” 44 gatti, fila per sei, con il resto di due”? Beh, qualcosa del genere, ma molto più in grande, si erano messi in testa di organizzarlo, in piazza Montecitorio, lo scorso 20 settembre, anche alcuni Isef e Laureati in Scienze Motorie, storicamente, da sempre, affini al mondo della riabilitazione.

L’avevano studiata in grande: dall’abbigliamento (camice bianco – t-shirt o camicia bianca e jeans), alla parte coreografica. Si sarebbero dovuti assembrare a drappelli di 100. Disporsi su file 10 per 10, distanziati di un paio di metri l’uno dall’altro, con tanto di responsabile per ogni gruppo. Costui sarebbe stato deputato a dire: “ ORGANIZZIAMOCI !”

…. nessun Ufficiale di Picchetto mi ha mai fatto fare le cose che intendevano fare costoro (non scherzo): otto squat a braccia in avanti; 12 slanci delle braccia avanti; 12 braccia in alto; skip lento modello marcetta; 12 calciate lente; 12 slanci delle braccia avanti alternati ad altrettanti delle braccia in alto! Insomma una vera scemenza visto che lo scopo dichiarato era quello di rivendicare l’inclusione del Laureato in SM in sanità.

….se si chiede l’abolizione totale del comma, stanno chiedendo di fare anche il medico!

Dimenticavo, alla fine i responsabili avrebbero dovuto dire: “ROMPETE LE RIGHE”. Già, rompete.

RIAB INFO Anno IX° n° 19

RIAB INFO
Aperiodico del’IPY
Newsletter del 11 ottobre 2011
Anno IX° n° 19

le ultime news di Riab Info

403 NEUTRINI A BERSAGLIO
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RIAB INFO, neanche il tempo di rientrare dal congresso nazionale dell’Aifi, dello scorso 8 e 9 ottobre, che, con un tempismo che ha dell’inverosimile, il giorno dopo, il Ministero della Salute, per altro presente ai lavori congressuali, ci regala una chicca che mai ci saremmo aspettati, tanto è incomprensibile.

Mentre ancora non si è ancora spento l’eco dello straordinario esperimento che ha visto i neutrini superare la velocità della luce che, alla stessa maniera, una sparuta flottiglia, targata 403/71, è andata all’arrembaggio del sistema e, superando tutte le norme e le regole di questo Paese, è riuscita, almeno formalmente, a far inserire il massofisioterapista nell’elenco delle professioni sanitarie riconosciute presente sul sito del Ministero della Salute.

Un evento stupefacente dal momento che, a tutela dei cittadini e del sistema nel suo complesso, sono state messe in campo tutta una serie di norme, integrate e coerenti fra loro, proprio per impedire che una cosa del genere potesse mai accadere in un Paese civile.

Anche RIAB INFO, come per altro anche Aifi nel suo comunicato, si auspica una pronta rettifica. In caso contrario bisognerà usare ogni mezzo lecito, compreso il “Popolo di Riab Info”, come abbiamo fatto in passato, per respingere questo ennesimo tentativo di aggirare le regole per interessi che ci risultano quantomeno incomprensibili.

Non è da escludere che, come è successo al Miur, sulla gustosa vicenda di quel fantomatico tunnel dei neutrini, anche alla Salute qualcuno, su questo tema, ci perda la faccia e visto che anche sul Mcb, che ha costretto l’Aifi ad intervenire per sospetta pubblicità ingannevole, si stanno facendo manovre a largo raggio. Non vorremmo che le due faccende, per ora slegate, finissero per essere due facce indigeribili della stessa medaglia.

RIAB INFO, a seguire alcuni comunicati Aifi.

Il Ministero disorienta sui Massofisioterapisti

Con una iniziativa sorprendente il Ministero della Salute ha incluso nell’elenco delle professioni la “professione sanitaria non riordinata prevista da norme vigenti” del Massofisioterapista (legge 403/71).

http://www.salute.gov.it/professioniSanitarie/paginaInternaNoMenuSec.jsp?id=91&menu=elenco&lingua=italiano

L’Aifi ha, su questo specifico aspetto, pendente un ricorso al Consiglio di Stato che contesta la validità dei titoli ottenuti dopo i termini di legge.

Questa iniziativa del Ministero è ancora più incomprensibile dopo che, con l’approvazione del decreto di equivalenza (26 luglio 2011), per i Massofisioterapisti biennali è stato previsto l’iter per ottenere l’equivalenza al Fisioterapista.

Tutto ciò rende evidente come il Massofisioterapista sia stato riordinato, come già avvenuto per il Terapista della Riabilitazione, nel Fisioterapista. Inoltre, tutto questo è stato fatto in attuazione della legge 42/99 che ha abrogato le professioni sanitarie ausiliarie e, assieme ad altre norme, ha definito i requisiti necessari per essere considerati una professione sanitaria, tra cui l’imprescindibile formazione universitaria.

L’Aifi chiederà al Ministero di correggere questa posizione che rischia di alimentare ulteriore disorientamento in un settore già interessato da fenomeni di abusivismo.

MASSAGGIATORE CAPO-BAGNINO: L’ISTITUTO NUOVA TECNICA 2000 CI RIPROVA E AIFI NE SEGNALA IL MESSAGGIO PUBBLICITARIO COME INGANNEVOLE

AIFI-Friuli Venezia Giulia ha inviato una segnalazione all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, per sospetta pubblicità ingannevole, riguardo il messaggio con il quale l’istituto di formazione NUOVA TECNICA 2000, di Avezzano (AQ), pubblicizza i propri corsi per MASSAGGIATORE CAPO-BAGNINO DEGLI STABILIMENTI IDROTERAPICI, in accordo con altri enti di formazione (nel caso specifico in provincia di Udine), al di fuori del territorio abruzzese.
Il messaggio pubblicitario cita, fra le possibilità lavorative dei soggetti che verrebbero in possesso del titolo di MCB, la libera professione e l’apertura di studi professionali.
Al riguardo, tuttavia, già il Ministero della Salute con le note del 17 giugno 2010, del 19 luglio 2010, del 29 ottobre 2010 prima ed il TAR Lombardia, con sentenza n. 676/11 poi, avevano chiarito che il MCB può “svolgere la propria attività esclusivamente in rapporto di dipendenza e sotto la supervisione e responsabilità del fisioterapista”.
Le attività possibili da parte di questa figura, datata Regio Decreto 31.05.1928 e annoverata fra le “arti ausiliarie delle professioni sanitarie” e quindi, ad esempio, non più prevista negli organici del Servizio Sanitario Nazionale, sono ridotte esclusivamente al regime di dipendenza in strutture private (se convenzionate, non concorrono ai requisiti di accreditamento con il SSN) ma sotto supervisione di un Fisioterapista; nessuna libera professione.
Ignoriamo, in realtà, come si possano davvero spendere tali “competenze”.

Concluso il congresso a Pacengo del Garda (VR): ANTONIO BORTONE RIELETTO PRESIDENTE

COMUNICATO STAMPA

Concluso il congresso a Pacengo del Garda (VR)

AIFI, ANTONIO BORTONE RIELETTO PRESIDENTE

Dopo due intensi giorni di dibattito aperti dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, approvate numerose mozioni per la promozione della professione, l’informatizzazione degli aggiornamenti, l’istituzione di un albo ‘privato’ in attesa che la politica faccia il suo dovere

Roma, 10 ottobre 2011 – Antonio Bortone è stato rieletto presidente dell’Associazione Italiana Fisioterapisti (Aifi). Si tratta del XXI Congresso Nazionale dell’Associazione considerando anche l’attività svolta dall’AITR (l’Associazione Italiana Terapisti della Riabilitazione). Una rielezione all’insegna della continuità da un lato, e del rinnovamento dall’altro. Nella continuità per quanto riguarda l’azione di pressione istituzionale al fine di ottenere l’approvazione della legge che istituisce gli ordini professionali per le professioni sanitarie, per il contrasto all’abusivismo e per la difesa della professionalità. Nel segno del rinnovamento per quanto riguarda il processo di riorganizzazione interna con la creazione di un sistema di servizi razionalizzato e sinergico con le sedi regionali e con l’inserimento negli organi decisionali interni di rappresentanti delle giovani generazioni di fisioterapisti.

E’ stato un congresso che ha dato prova, dopo tre anni di lavoro, di grande maturità politica e di sentimento unanime come non accadeva da molti anni. Sono state presentate mozioni congressuali di forte impegno e annunciate importanti sfide culturali, con l’approvazione del nuovo codice deontologico, e organizzative.

Un congresso che si era aperto all’insegna del dialogo e della disponibilità politica e professionale con un intervento video del sottosegretario alla salute, Francesca Martini, rappresentata ed introdotta alla platea da Giovanni Leonardi (Direttore Generale delle Risorse Umane e delle Professioni Sanitarie del Ministero della Salute). “Apprezzo – ha detto l’On. Martini – il lavoro dell’Associazione Italiana Fisioterapisti per l’impegno nelle attività di promozione e tutela della professionalità e per l’istituzione degli Ordini nelle professioni sanitarie. Ribadisco l’impegno anche del Ministero della Salute contro il grave fenomeno dell’abusivismo e mi compiaccio per la definitiva abrogazione dell’articolo che equiparava il diploma in scienze motorie a quello in fisioterapia. Sono, siamo consapevoli dell’importanza della figura del fisioterapista nell’ambito di un team multidisciplinare che metta il paziente al centro del percorso riabilitativo, con la collaborazione del care giver e della famiglia in generale. Comprendiamo che la realtà dei fatti pone gli operatori in condizioni oggi ancora molto difficili, per contesto, organizzazione e progettualità, soprattutto in alcune Regioni. Eppure costatiamo lo sforzo dell’AIFI per promuovere l’aggiornamento professionale ed avviare la fisioterapia verso il futuro”. Una importante rassicurazione è giunta anche su una veloce ricalendarizzazione del DDL 1142 per l’istituzione degli Ordini nelle professioni sanitarie. “Si tratta – ha detto il presidente Bortone – di ‘buoni propositi’ che ci auguriamo si trasformeranno presto in azioni politiche chiare perché ormai ineludibili: è l’Europa che ci chiede di stare al passo. E’ necessario per questo completare il quadro giuridico delle professioni sanitarie perché l’abusivismo non colpisce solo la professione, ma soprattutto i cittadini e il ‘sistema salute’ dell’Italia”.

Ecco l’elenco degli eletti

Presidente: Antonio Bortone

Vicepresidente: Mauro Tavarnelli

Segretario Nazionale: Alessandra Amici

Tesoriere: Vincenzo Ziulu

Responsabile affari legali: Mimmo D’Erasmo

Responsabile libera professione: Giuliano Feltre

Responsabile formazione di base: Rosario Fiolo

Responsabile formazione specialistica: Roberto Marcovich

Responsabile dei rapporti con le società scientifiche: Simone Cecchetto

Responsabile comunicazione e marketing: Roberto Meroni

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DE LILLO: PRESTO IN SENATO VERRA’ APPROVATO IL DDL 1142 SUGLI ORDINI DELLE PROFESSIONI SANITARIE
Il Senatore Stefano De Lillo (PDL) durante la conferenza online in diretta suwww.conferenzeonline.net ha dichiarato che entro un mese sarà messo in agenda nel Senato la conversione in legge del ddl 1142 sull’istituzione degli Ordini Professionali. Il Senatore durante la conferenza si è mostrato ottimista in una breve risoluzione della vicenda. Durante la conferenza sono intervenuti il prof. Raoul Saggini , il dott. Giorgio Puricelli e il dott. Fernando Capuano (8 ottobre 2011)
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Assemblea CONAPS

Presenti per sigle: AIFI, AITeP, AITN, AITRP, ANDID, ANEP, ANTEL (Federazione con Assiatel e Aitic), ANTOI, AsNAS, FITeLAB, FIOTO, FLI
Inizio lavori ore 14.30

In relazione agli avvenimenti relativi all’ITER del DDL 1142 e suo momentaneo stop in aula, il Presidente Bortone introduce l’assemblea con un resoconto dei fatti. L’analisi evidenzia come tra la notte del 13 e 14 settembre, sia avvenuto uno sconvolgimento dello scenario atteso. Il CONAPS sempre più visibile e incisivo, deve saper sfruttare questo momento anche se negativo, quello che è successo e la stessa decisione di sospenderne il voto, forse è la cosa che più ci fa sperare in un probabile intervento successivo di ri-calendarizzazione. L’approvazione al Senato è comunque propedeutica a quello che dovrà avvenire alla Camera e forse è stato meglio che le posizioni e le responsabilità dei “sabotatori” e oppositori siano emerse proprio ora. Se la parte governativa tira il “freno a mano” sul DDL, e dimostra comunque una diversità di posizione palese visto che i firmatari del DDL sono proprio una parte governativa e lo stesso Ministro Fazio se ne è fatto carico in più occasioni, allora la nostra azione sarà facilitata. Sicuramente il paradosso è che è stata percepita una contraddizione relativa al sistema di “liberalizzazioni” invocato da una parte del governo e organizzazioni liberali ed imprenditoriali, che niente hanno dimostrato di sapere di Salute e diritti dei Cittadini né tantomeno di abusivismo e nostra situazione Professionale, basta leggere alcuni articoli sui quotidiani e i resoconti di alcuni Senatori in Aula di entrambi gli schieramenti. Quello che si può ipotizzare è che si stia consumando una partita “personalistica” tra esponenti del Governo e noi dobbiamo essere lucidi e ordinati nelle azioni da intraprendere. Da registrare le dichiarazioni del Ministro Fazio a favore del DDL, la lettera della CGIL e le altre dichiarazioni positive dei Senatori dell’opposizione.
Il momento richiede lucidità e tempestività di azione, da agitazione professionale il CONAPS dichiara lo stato di agitazione “politica”. Il cambio di paradigma comprende una serie di azioni e comportamenti, primo fra tutti vi è il mandato che tutte le Associazioni diano il via ad una campagna di comunicazione nei propri siti e ai propri soci, il tutto in sinergia con quanto il Coordinamento sta predisponendo quale: campagna mediatica già in atto (vedi comunicato stampa, report agenzie e interviste in programma).
Dopo ampia discussione e interventi che argomentano e convergono a favore di quanto sopraesposto, si propone quanto segue:
• Immediata lettera con richiesta di Convocazione al Ministro Fazio su situazione DDL 1142
• Lettera a Schifani per immediata ri-calendarizzazione
• Lettera alla relatrice Bianconi per monitorare la questione degli emendamenti da rivedere
Sono al vaglio altri interlocutori istituzionali da contattare e sollecitare ad una massima attenzione.
Inoltre, il CONAPS organizzerà entro un breve periodo, una Conferenza stampa invitando i Presidenti dei Collegi, i responsabili della Sanità delle Organizzazioni Sindacali, i rappresentanti dei Cittadini; sarà ribadito il concetto che la Legge sugli Ordini è una legge di equità, che armonizza lo stato delle Professioni Sanitarie ed è un provvedimento che tutela il Cittadino.
Mastrillo aggiunge che è comunque improrogabile una riforma delle Professioni e che paradossalmente, se questo iter riceve uno stop, il provvedimento che sta proseguendo alla Camera relativo alla riforma dei “vecchi” Ordini, potrebbe portarci un vantaggio e conglobarci nella riforma stessa.
Vengono date ulteriori Informazioni su quanto avvenuto in Conferenza delle Lauree delle Professioni Sanitarie.
Sono state approvate tre mozioni che saranno inviate al Ministro Gelmini e che propongono:
1) Possibilità per chi è in possesso della Laurea Magistrale di effettuare i concorsi di Coordinatore di cui alla Legge 43/06 per la quale funzione serviva unicamente il Master.
2) Armonizzare la situazione delle docenze nei CdL per la quale funzione deve essere previsto il possesso della Laurea Magistrale affine e specifica della disciplina. Per tutti coloro che non hanno il titolo è prevista una moratoria per 5 anni per permetterne l’acquisizione.
3) Viene ribadito l’importanza di migliorare i contenuti della Laurea Magistrale ed il suo mandato che è quello di elevare la cultura professionale avanzata delle Professioni della Salute. Il suo mandato non riguarda solo la formazione di Manager, ma anche di esperti della metodologia della ricerca e della Metodologia della Didattica

Fine dei lavori ore 16.45
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RIAB INFO, ora due articoli presi dal numero di settembre di Riabilitazione Oggi in distribuzione

FISIATRIA, RETROCESSA A 3 ANNI (Mg)

Come sempre ride bene chi ride ultimo. Capita così che quella sorta di offesa, lanciataci tempo addietro, era il 2004, da uno dei soliti noti, che ci descriveva come poveri “fisiatri bonsai” si stia proprio per concretizzare, ma non per noi, per loro. Infatti spulciando la proposta “Fazio Gelmini” per la riforma del percorso di studi della facoltà di medicina le sorprese non mancano e non parlo del fatto che, al termine dei sei anni, come ora capita per le nostre professioni, l’esame di laurea coinciderà con l’esame di stato e permetterà loro di avere in tasca un diploma abilitante, ma del fatto che la durata dei corsi di specializzazione verrà riportata con i piedi per terra in un utile, a volte serve, raffronto con la realtà europea. E così se le specialità chirurgiche passeranno da 6 a 5 anni e quelle mediche da 5 a 4 anni, alcune di queste avranno il privilegio di svolgersi in soli 3 anni. Fisiatria è proprio una di quelle per le quali, vista evidentemente la riconosciuta complessità, si prevede il passaggio dagli astronomici 5 attuali ai più che sufficienti 3 anni. A questo punto una domanda sorge spontanea: ma anche questo fisiatra in “sedicesimi”, come amabilmente siamo stati definiti da un altro dei soliti noti, non rischierà di sentirsi un tantino bonsai?

FAR LAVORARE 4 FISIOTERAPISTI COSTA UN’ ESAGERAZIONE (Mg)

http://www.bbc.co.uk/news/health-15037491

E alla fine il “ See and Treat” (valuta e cura), sperimentato in alcuni pronto soccorso toscani, ha dato i risultati sperati tanto che si pensa di estenderlo ora a tutti gli ospedali della Regione. Come ho avuto già modo di scrivere si tratta di infermieri che, intervenendo direttamente al posto dei medici, in alcuni casi selezionati e di minore gravità come piccole ferite, abrasioni, slogature, punture d’insetto o altro, hanno ridotto anche del 70% i tempi d’attesa, permettendo così al medico di concentrarsi sulle vere emergenze. Questo nonostante penda ancora, su questa iniziativa, un esposto presentato alle Procure di Bologna e Firenze dall’Ordine dei medici di Bologna contro il quale si è levata una misurata, quanto chiara risposta dell’Ipasvi, secondo il quale: “ il progetto sotteso al modello organizzativo See and Treat non contiene sostanziali elementi di novità rispetto a ciò che gli infermieri italiani fanno già dagli anni novanta”. Insomma, siamo alle solite: va bene che si faccia, purchè il tutto resti nell’ombra e non venga ufficializzato perchè in questo caso, scattano le denunce. Chissà se all’estero si sono fatti venire le stesse “paranoie”? Presumo di no, visto che in Irlanda, Svezia o Inghilterra gli infermieri possono prescrivere medicinali. In Spagna, ad esempio, sono addirittura 400 i principi attivi prescrivibili dagli infermieri. Bene ha fatto quindi la Toscana a ad adottare un sistema che, utilizzato da tempo e con successo nei paesi anglosassoni, non ha mancato di dare i suoi frutti. Ma questa esperienza dovrebbe farci aprire gli occhi su quello che succede nel nostro settore se solo si vogliono far lavorare una decina di fisioterapisti. Si fanno le cose in grande: si apre un reparto, con un primariato fisiatrico. Si assumono altri fisiatri e almeno un qualche internista che sappia poi curare i pazienti, con tutto l’ovvio seguito di Capo Sala, infermieri ed Oss. Insomma una esagerazione per far lavorare quattro colleghi! Basterebbe, come ho già scritto, convertire in riabilitazione alcuni posti letto per acuti in alcuni reparti e già non si dovrebbero mettere in piedi altri primariati e ricercare altri medici e infermieri. Questi letti potrebbero essere trattati da un consistente pool di fisioterapisti, raggruppati in un Servizio di Area Riabilitativa, retto da un collega con laurea specialistica. Questo la legge lo consente ma, poiché questo andrebbe nella giusta direzione del contenimento dei costi, valorizzazione delle professionalità che lo Stato prepara a sue spese, state tranquilli che non vedrà mai la luce!

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MAIL Mastrillo n. 12, del 3 ottobre 2011

1) CORSI DI LAUREA FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA
2) CONFERENZA CORSI DI LAUREA DELLE PROFESSIONI SANITARIE
3) OSSERVATORIO DEL MIUR PER LE PROFESSIONI SANITARIE
4) EQUIVALENZA
5) ORDINI e ALBI

1) CORSI DI LAUREA FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA
Archiviati gli esami di ammissione con l’imminente chiusura delle immatricolazioni, resta da concludere solo la prova di ammissione del 26 ottobre per i 1.631 posti della Lauree Magistrali delle Professioni Sanitarie. E’ ancora viva l’attesa di molti studenti per l’ampliamento dei posti su Medicina e Chirurgia, dai 9.501 a bando ai
10.566 richiesti invece da Regioni e Ministero Salute e auspicati anche dall’Ordine dei Medici FNOMCEO

http://portale.fnomceo.it/PortaleFnomceo/showItem.2puntOT?id=83795#

http://portale.fnomceo.it/PortaleFnomceo/showItem.2puntOT?id=83976

Su questo tema il 28 settembre alla Camera dei Deputati il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha risposto alla Interrogazione a risposta immediata n. 3-01849 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1605_allegato.pdf
su “iniziative relative alla carenza di personale sanitario e alle modalità di accesso alle facoltà di medicina e chirurgia”, presentata il 27 settembre da Carmelo Lo Monte (MPA)
http://leg16.camera.it/412? dSeduta=0526&resoconto=stenografico&tit=00090&fase=00010

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=43861&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZI

ONE+A+RISPOSTA+IMMEDIATA+IN+ASSEMBLEA%27
Puntualmente come ogni anno, Andrea Casanova, dell’Università di Cagliari pubblica un’analisi statistica precisa e dettaglia sulla risposta agli 80 quiz. http://pacs.unica.it/pacs/graduatorie/statsmed11.htm
Oltre ai punteggi minimi di ammissione, si rilevano spunti davvero interessanti anche su una eventuale simulazione nazionale per l’assegnazione dei posti e sul rendimento secondo il titolo di maturità degli studenti.
Per quanto riguarda l’esame di ammissione per le Professioni sanitarie, per la prima volta ci sono forti lamentale sia per alcune anomalie meramente tecniche nella elaborazione delle graduatorie (Brescia, L’Aquila e Palermo) che sulla tipologia di qualche quiz (Roma Sapienza) http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=156252

http://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-udu-errori-test-ammissione-medicina.html

http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/292315_quiz_sbagliato_in_2500al_tar_contro_medicina/

http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2011/09/22/news/nuove-graduatorie-proteste-all-universita-5008923

http://www.ilcapoluogo.com/News/Attualita/Test-a-Biologia-e-Chimica-errori-nella-correzione-di-11-domande-65182

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/18/professioni-sanitarie-graduatorie-da-rifare.html

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=14G96A&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

tanto da sollecitare anche gli immediati chiarimenti da parte del Ministro dell’Università, Maria Stella Gelmini, su
RAI 1, del 21 set. (min.14.00) http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-f60af747-8bbe-49fb-9643-0812d7b231c4.html?p=0
Secondo il Ministro Gelmini, comunque i test di Medicina in Italia “non agevolano certo i raccomandati, perchè sono atti in maniera trasparente. Chi corregge il compito non conosce il nome del candidato. Abbiamo cercato inoltre di intervenire
favorendo le domande di logica”. Gelmini respinge responsabilità sul caso grattachecca, “domanda proposta dall’Ateneo
La Sapienza di Roma e non dal Ministero”. http://www.universita.it/test-ammissione-2011-bilancio-gelmini/
Diverso è il caso di Palermo dove oltre ad essere stata ritardata la graduatoria per un errore sulla valutazione di un quiz., ci potrebbero essere dubbi sulla composizione del questionario rispetto all’indicazione ministeriale, artt.
2. co. 3 e 7, co. 3 del Decreto 15 giugno 2011 applicata da tutte le Università con 40 quiz di Cultura generale e logica, 18 di Biologia, 11 Chimica e 11 di Fisica-Matematica, http://attiministeriali.miur.it/anno-2011/giugno/dm-15062011.aspx
Invece a Palermo, per una diversa e dubbia interpretazione di questo Decreto, i quiz sono 35 per Cultura
generale e Logica, 15 per Biologia, 15 per Chimica e 15 Fisica-Matematica.

http://portale.unipa.it/amministrazione/areaserviziarete/segreteriestudenti/home/attachments/bandi_2011/bando_professioni_sanitarie.pdf

Commento
Il problema starebbe quindi nella mancata uniformità della elaborazione del questionario che per le Professioni sanitarie viene gestito autonomamente da ogni singolo Ateneo e non dal Ministero dell’Università, come invece avviene già da diversi anni per Medicina e Chirurgia, per Odontoiatria e per Veterinaria.
Perché allora non prevedere che per il prossimo AA 2012-13 anche per le Professioni Sanitarie il questionario sia unico per tutte le Università e proveniente dal Ministero ?

http://www.aitn.it/areatest/rassegna/sole/2009/Sole%20Sanità%2025%20ago%202009%20ammissioni%20pag%2022%20e%2023.pdf

Peraltro, già una metà delle Università, fra cui Ancona, Bologna, Catanzaro, Napoli 2, Roma Tor Vergata, si affidano allo stesso Consorzio CINECA che gestisce gli esami nazionali per Medicina e Chirurgia.

è morto l’Albo ?

Non sappiamo se è definitivamente morto, o meglio …abortito.

Di fatto il 14 settembre ha dato un chiaro segnale che il colore politico non ha significato in questo paese di daltonici.. L’obsoleta definizione di destra e sinistra serve ormai solo come indicazione geografica dell’ubicazione della poltrona.

Rutelli ha letteralmente silurato l’istituzione di Ordini e Albi dei professionisti sanitari che ne sono ancora orfani. Sventolando un parere dell’Antitrust si è invocato al liberismo… si è paventato un aumento dei tariffari… un danno indiretto per i cittadini.

Il provvedimento, in questo eterno gioco dell’oca, torna al via… ma probabilmente diventerà un Elenco… l’elenco dei professionisti abilitati. In pratica una riedizione dei vecchi elenchi ULSS.

Grazie Rutelli: l’eutanasia delle professioni sanitarie.

i Fisioterapisti potranno prescrivere farmaci

…ma solo in Inghilterra!

Ha destato scalpore nella nostra categoria la notizia del 25 settembre secondo la quale, nel paese dei monarchi e della decadente sterlina, i Fisioterapisti potranno prescrivere farmaci per le patologie di loro competenza.

Compare la definizione di prescrittori secondari concettualmente carica di insidie e rataggi storici. Chissà se per le casse delle industrie farmaceutiche farà molta differenza… Pecunia non olet, lo sanno bene in quegli ambienti lì.

Questo l’articolo originale delle BBC “news health”: clicca QUI

Sicilia: sul ruolo del Fisiatra

Dal Sindacato dei Fisioterapisti della Sicilia

In Sicilia è stato redatto dalla VI Commissione Sanità il nuovo PSR 2011/2013 a cui ha fatto seguito Il Comunicato stampa da parte del Presidente della Commissione On. Laccoto e dell’Assessore alla Salute Dott. M. Russo, i quali hanno comunicato che il Piano stabilisce nuovissimi criteri sulla funzionalità per dare risposte di Salute ai cittadini siciliani.

Nel suddetto Piano, per quanto attiene l’Area della Riabilitazione, non viene assolutamente menzionato quanto contenuto nel Piano di Indirizzo Ministeriale per la Riabilitazione , in merito al Superuomo, che dovrebbe coordinare e dirigere tutta la pianificazione della Rete Riabilitativa. Anzi viene affermato che le risposte ai bisogni di Salute e nel nostro caso per quelli riabilitativi, trovano riscontro nella Presa in carico da parte di tutti i componenti l’Equipe, sia Medici, sia Professionisti della riabilitazione, che si integrano, in maniera collaborativa, durante tutto il processo di cura.

Il PSR, comunque attende la definitiva approvazione da parte dell’ARS( Assemblea Regionale Siciliana), che non dovrebbe avere modifiche rispetto al testo approvato in Commissione e comunicato dall’Assessore, ma noi saremo sempre vigili ad eventuali innesti contraddittori anche in base al Decreto del Presidente della Regione Sicilia in merito al Piano triennale sulla disabilità del 2006, che è già Legge.

Per i lettori meno attenti, oltre all’intero impianto si pubblica anche uno stralcio.

Altresì, sempre in allegato, si pubblica la bozza di documento sulla proposta della Rete Riabilitativa del’ASP di Caltanissetta, già trasmessa alla Direzione Generale, del collega e Referente SPIF/Sicilia, Roberto Ferrara.

La Redazione trova utile pubblicare il documento, anche come stimolo e spunto per poterlo adattare ad altre realtà territoriali.

31/08/2011
Finalmente il Piano della Salute 2011/2013(PSR) della Sicilia è Legge.Pubblicato sulla GURS del 29 luglio 2011 Supplemento Ordinario n. 2
La bolla della centralità fisiatrica è definitivamente scoppiata. Le Professioni riabilitative, ed in particolare quella del Fisioterapista, hanno riconosciuto, con estrema chiarezza ed in coerenza con le normative vigenti, nella pienezza della Dignità professionale, il Ruolo che a loro spetta.
Infatti è sancito  che il Progetto Riabilitativo Individuale viene elaborato dall’intera Equipe e che il Programma Riabilitativo è definito dal singolo professionista, con la redazione di una Cartella, in cui si assume la responsabilità del proprio agire professionale, sia dal punto di vista formale, sia dal punto di vista sostanziale.
Invito i lettori a prestare attenzione anche alle modalità di presa in carico nella rete assistenziale ospedaliera, dove il coinvolgimento delle professioni mediche risulta in parallelo col le professioni sanitarie. Il Piano di Indirizzo ministeriale sulla Riabilitazione, in Sicilia non ha avuto seguito. L’importante risultato raggiunto è stato il frutto della stretta collaborazione tra Cittadinanza Attiva, Cordinamento H ed AIFI Sicilia , con un “piccolo o grande contributo” ( lascio ai lettori la considerazione) di una piccola anima dello SPIF/Sicilia.